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* camminando nel mio blog

Si vede ormai che dimentico il mio blog come una terra brada di cui ti ricordi solo quando devi pagare l'Ici. Per questo leggo solo ora lo sfogo notturno di un'anonima (talmente anonima da firmarsi A) in un commento ad un mio post, e non me ne voglia se lo riporto qui, ma visto che si presenta come una mia lettrice saltuaria è bene che io le risponda sulla delicata questione del suicidio. Questo è il suo commento, testuale.

''ho letto molti dei tuoi post. vorrei darti un’idea sul come,perchp ieri pomeriggio in un momento di nichilismo e di esaltazione ho visto la mia morte,l’ho sentita,l’ho vissuta,sono stata veramente tentata di prendermela. era mentre riascoltavo un vecchio nastro con delle voci e all’improvviso tutta la vita è venuta a me per morire: mi ha detto è questo l’attimo, che te ne importa del resto?hai già dato,hai già vissuto. e mi sono vista completamente circondata di carte e fogli bianchi o scritti, tutto quello che sono insomma: e una copia di un libro di nietzsche in mano (che è la fine,il totale), e tutto intorno quello che mi ha segnato con la musica alta volume di Tim Buckley che urla Phantasmagoria in Two o Hallucinations. era così bella che mi ha fatto rimpiangere di non avere una pistola: mi sarei lasciata sedurre dalla mia padrona per sempre,la morte bella. purtroppo poi…non ho mai avuto la pistola al momento giusto''

Cara A(nonima), proprio ieri pensavo al suicidio come un'esperienza della solitudine, voglio dire non ci si incontra al bar per organizzare suicidi di gruppo come compromessi esistenziali, in generale è una tortura che si matura in una testa soltanto, dura un attimo, stai prendendo la metropolitana assaltata dai pensieri e hai l'istinto di quietarli gettandoti sotto il treno, à la Anna Karenina (non escludo che A stia per Anna Karenina, è un personaggio della tragedia). Lo pensavo perchè una ragazza me ne parlava, diceva un po’ scherzando che ascoltando Nick Drake aveva pensato alla carezza della morte, e io confessavo che era capitato anche a me, come a tutti, e mi proponeva per giuoco di farlo insieme, ma io ho sempre avuto troppo senso dell'umorismo e la peggiore delle curiosità di vivere  (nonchè il terrore del dolore fisico) per un gesto così netto. Perciò il suicidio è un'esperienza della solitudine, non della moltitudine: capiterà se deve capitare, e nessuna parola potrà fermarlo. Tantomeno le mie.


Non ti scrivo per persuaderti a vivere. Il 2010 è stato un anno generalmente faticoso per chiunque, il mondo è impazzito, ha dimenticato di fermarsi a guardare la bellezza di una poesia, hai idea di che cosa voglia significare verde que te quiero verde nel ventunesimo secolo? Niente. E il tuo Nietzsche uguale, piuttosto che i suoi libri ti consiglio di imbracciare in mano una copia rigorosamente stampata delle carte di WikiLeaks. E perché mai ascolti Tim Buckley e parli di morte bella? Oggi la morte è uno schianto, il suicidio è un lusso. Sai che si può morire in incidenti terribili, o in guerre tra bande, per fame, per povertà, per cancro, persino attaccati a un macchinario in una sala di rianimazione in cui tutti ti negano il diritto di andartene, e quella è una morte dolorosissima. In confronto il suicidio che si culla in Buckley e in tutte le cose belle della vita intorno è un lusso, è un vizio che non possiamo concederci in questo occidente malato (e se proprio vuoi un vizio occidentale, fuma, spendi i soldi in sigarette, prima o poi arriverai allo stesso inevitabile risultato).

La morte è tremenda, anzitutto perché si presenta come una mancanza, la persona che va via lascia il vuoto, neanche le sedie e le stanze sono più le stesse; saltano in aria i kamikaze in Israele, muoiono ogni giorno in Africa gli abbandonati della storia, si condannano alla morte per la libertà di scrivere e parlare nei regimi del mondo; e vuoi mettere la violenza, le donne umiliate e torturate, sventrate e violentate, lapidate e schiaffeggiate? E’ tutto così violento che spararsi un colpo di pistola non ha senso, e lo dico senza scampare da questo pensiero. Spararsi un colpo di pistola (ammesso che tu voglia sul serio farlo) è l’imperdonabile lusso di un viziato occidentale.

La vita è violenta, vero, ma anche appassionata. L’ossessione della morte si può sostituire con milioni di ossessioni: gli occhi di qualcuno, la lettura dell’intera opera di Eduard Limonov, un viaggio a New York, un corso per sommelier, la discografia dei Beatles, una passeggiata all’alba, la scrittura di una raccolta di racconti o la scoperta del punk. Di tutte queste fregnacce puoi anche diffidare, giacchè io non insegno niente, rispondo, e rispondo senza realmente sapere se diffidare o meno da quello che mi hai scritto. Per cortesia. E se proprio non sei una provocazione, e vuoi farlo (esasperata), t'accompagni Preghiera in gennaio.

Pubblicato il 9/12/2010 alle 13.52 nella rubrica Diario.

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