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* per la serie le recensioni da ombrellone che nessuno farebbe mai e che qualcuno deve pur fare per non incorrere nel pericolo che preferiate qualcos'altro a un romanzo di passione estrema

Non compro mai libri nella sezione ultime uscite (insomma, non ho neanche finito la recherche), figuriamoci quelli dell’editore ‘Chiarelettere’, che è un po’ la succursale cartacea di Voglioscendere. Tuttavia l’altra mattina, non so in preda a quale masochistica ragione di costume, mi sono trovata a leggere uno scambio di battute epistolari tra Giuliano Ferrara e Barbara Spinelli sulle stragi, e quando mi capitano certi spunti sottomano e sono di umore sado inizio a fare di link in link, di sotto-recherche in sotto-recherche di bassa lega, fin quando non mi convinco della mia ignoranza, e per non continuare a collezionare allusioni da un lato e dall’altro, pur sapendo che non arriverò a niente, mi lascio persuadere dalla casualità (!) dell’uscita di ‘’L’agenda nera della seconda repubblica’’ di Lo Bianco e Rizza (in phondo ho già letto il loro ‘’Pronfondo nero’’ – debbono avere un’insana passione per il nero - e solo perché in quel preciso momento di quell’anno avevo un vivo interesse nel costruire connessioni tra Pasolini e Mattei). Dunque, guidata da un perverso istinto di cibarmi di stragismi all’italiana senza controindicazioni mediche, lo prendo. Cosa ancor più (s)tragi-triste, lo porto al mare.

Non mi capacitavo di come una donna che presumibilmente leggeva qualche romanzo di passione estrema poco più sotto del mio posto al sole (ma forse in realtà aveva in mano ‘’L’agenda rossa’’, e avremmo potuto fare come quei ragazzini che si scambiavano le figurine al mare), non mi capacitavo di come riuscisse a leggere stando a pancia in su e faccia al sole, e ho fatto notare a chi mi stava accanto che o stava solo facendo finta di leggere per posa o che io avevo qualche problema in certi contorsionismi. Ad ogni modo mi metto pancia sotto e scopro che la mia agenda nera era un libro diverso da come me lo immaginavo, insomma un elenco di date e avvenimenti dal 1992, sarebbe il momento di pentirsi dell’acquisto, ma non accettando il pentimento come modus vivendi decido di leggerlo. Fino alla morte di Borsellino sono una lettrice quasi appassionata, poi iniziano a susseguirsi pentiti, mafiosi, nascita di Forza Italia, dichiarazioni sempre-uguali di Berlusconi, la storia di Scarantino minuto per minuto, il tutto condito dall’onnipresenza di Ciancimino jn. Ma, mi dicevo tra un bagno e l’altro, non può essere che questi abbiano scritto un libro che finisca per riportare testualmente solo le deposizioni di Ciancimino e Spatuzza, avranno una tesi insomma, un’idea originale, qualche spunto nuovo, un arricchimento, un colpo di scena, un finale. E intanto andavo avanti, saltando di tanto in tanto la noiosa storia di Scarantino, a cui erano dedicate più date che a chiunque.

Ma niente. La conclusione è l’augurio di scoprire la verità, cosa che mi auguravo anche prima, ma meno bi-coloratamente. A quel punto mi rendo conto che l’Italia è un romanzo di Franz Kafka, perfettamente incompiuto, e di cui nessuno ha un finale. Uno vuol leggere una parte di quelli che credono di saperla tutta e neanche te la dicono chiaramente la loro idea, ti danno il lusso di dedurre. Ci si ben dispone ad aprirsi, e che si becca?un’insolazione (lato posteriore) a colpi di allusioni. Comunque sia è un romanzo che mi auguro vivamente si chiuda, non foss’altro che mi ha annerito un lato dell’essere e dell’apparire, vent’anni di ingloriosa storia comune (e non lo dico per il libro, tutt’altro), un montare crescente di prese per il culo (il mio è letteralmente offeso). Io misuro tutto in libertà, e con l’andare del tempo mi rendo conto che la libertà è sempre più soffocata; misuro tutto in una certa idea di giustizia atea e sociale, che perde sempre più d’importanza. E questo romanzo del ventennio è veramente triste, misero nei suoi personaggi e nelle sue idee. E’ un ventennio schifosamente reazionario, che ti batte sul sedere le sue peggiori intenzioni e trame. Che altro dire?
Buongiorno, notte di patimento ardente e insonne. E l'augurio (del resto nessuno sarà così idiota da pagare per il mio) di una buonanotte al ventennio.

Pubblicato il 13/6/2010 alle 23.11 nella rubrica point of view.

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