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* della pruderie e di altre stronzate

E’ da tempo immemore che medito di scrivere una cosa del genere, ‘’S’io fossi la moglie di Marco Travaglio’’, tentativo che attesta a pieno titolo quanto sia malata la mia immaginazione, è che in certi casi il non-essere risolleva dall’essere, ovvero non oso ipotizzare una situazione meno felice di quella di ritrovarmi in casa a sera un isterico che mi solleva questioni morali anche per una fila saltata alle poste (e io sono una di quelle che ama la parola ‘portoghese’ quando si tratta di lunghe file, una di quelle italiane non atipiche che nei musei all’estero fingendo di chiacchierare distratta al telefono salta almeno una dozzina di persone alla volta). Oltremodo, c’è quel suo sorrisino. Un sorrisino che vorrebbe pure pretendere di essere simpatico, e guai a non assecondarlo, finiremmo per litigare sul concetto di sarcasmo, inizierei a pregarlo ‘’ti prego almeno per una sera posa quella dannata agendina, smettila di predicare, e guardiamo un film di Allen’’. Non sto qui sindacando sul suo sorrisino in particolare, in phondo ognuno è libero di sorridere come gli pare, ma su tutti quelli che si tira dietro come un meccanismo automatico, tutti dello stesso genere Harmony, ovvero la ripetizione di una trama infinita ed evergreen, la certezza che prima o poi la storia avrà un lieto fine nonostante gli ostacoli disseminati sul cammino, generalmente incarnati da Silvio Berlusconi. Il travaglismo non ha altri interessi, forse sa, ma in certi casi finge di non sapere, che esistono altri mondi, che a Teheran (tanto per dirne una che mi piace tenere a mente) gli studenti rischiano la morte nelle piazze per denunciare i brogli elettorali – lo spazio d’interesse varia dalla ‘’maledizione della par conditio, dovuta alla maledizione Berlusconi’’ al lettone di Putin, fino alle piccole beghe paesane coi giornalisti della ‘destra’ ufficiale, come se lui fosse immune dalla destra non ufficiale, ma qui devo essere d’accordo con lui nel constatare di quanta noiosa confusione abbia creato la presenza e la dialettica (noi vs comunisti) di Berlusconi in questo paese.

Tuttavia, avendo scampato la temibile condition de l’etre moglie di cotanto personaggio, non mi sento di simulare l’impazzimento che ne sarebbe venuto fuori la sera che fu messa in dubbio la sua onorabilità, e via alla ricerca di carte, dimostrazioni d’innocenza, scontrini, e via dicendo, con la meticolezza di un killer seriale (o di una sarta del sud, se si preferisce), e la costanza di una zitella di vecchia data offesa nell’orgoglio. In phondo ho sempre pensato che Marco ha quello stile da pudica vittoriana, quella certa pedante permalosità tipicamente femminile, per dirlo in una sola parola, che ritrovavo sempre in certi romanzi inglesi che leggevo in gioventù, pruderie. Pruderie è una parola che raccoglie un mondo di significati, dizi.it la traduce in pudore morale, perbenismo, moralismo; Hoepli parla addirittura di castigatezza affettata, moralismo esteriore e formale; Wordreference la definisce ‘’manifestazione di eccessivo pudore, moralismo esagerato e ridicolo’’; Stendhal dice ‘’la pruderie è una specie di avarizia, la peggiore di tutte’’. E la pruderie mi ha sempre fatto sorridere, non quel sorriso a mezza bocca che se ne tira dietro a iosa (quello che sottende, noialtri sorridenti condividiamo un segreto-verità che voi ignorate), in genere il mio sorriso amaro nei confronti della pruderie è sempre stato tristemente singolare, non ha mai attratto chissà quali proseliti.

Questa lunga inutile premessa per dire che la lettera di Santoro in risposta a un Travaglio sconvolto, colpito nell’onore, capriccioso, sembra quasi quella di un marito annoiato allo stremo della sopportazione, che tenta di giustificare il fatto di non essere intervenuto a difendere l’onorabilità dell’avvizzita compagna che reclama più attenzione. Insomma, meraviglioso momento di sorriso amaro Vs pruderie.

Pubblicato il 25/2/2010 alle 12.59 nella rubrica metablog.

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