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in certi posti del mondo essere conservatori è più progressista di essere progressisti in italia
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il giorno in cui mi daranno ragione penserò di avere torto



    
 Hey Joe, where you goin' with that gun in your hand




IO VENDO FUMO

 

 

- perché credevo in Kuwait si andasse al mare e invece si va per lavorare nel deserto

- perché credevo Saragoza in Andalusia

- perché le cattedrali del dis-atteggiamento sono tutte arrossite alla vista di Notre-Dame


 vendo fumo

- perché non so fare altro & perché aspiro a morire con la signora Libertà in mezzo alle cosce

- eppure se dovessi immaginarmela la vedrei ORA ai bordi di un treno solitario occhieggare ai passanti digrignare i denti in un falso sorriso imborghesito come se la felicità fossero un paio di labbra complici



io vendo fumo

- perché sono una nomade col vizio della stabilità

- perché ciò che amo è l’incidente di amare
la febbre di sapere il nulla

- perché credevo che gennargentu fosse una capitale araba intrisa di lussuria e sceicchi e m’illudevo che l’hijab m’ avrebbe coperto la bava alla bocca

- perché a Beirut si predicavano i miracoli del Kuraan, e tutte le studentesse della rivoluzione dei cedri ascoltavano furiose le vecchiette sagge



e mentre io vendo fumo
qualcuno si sta convertendo
o desidera convertirmi
o illudermi coi suoi giochi
di prestigio

 

mentre io vendo fumo
qualche arrosto va in fumo
le battaglie si consumano
e sempre gli stessi vincono

 



 L' AMOUR  - 1 (la mort)



LE MEPRIS - 2

 

LA LIBERTE' - 3


LA GU ERR E ET L A PA I X - (o Masculin, Feminin - Yin et Yang) - 4


LA POESIE (l'Art, l'Expression, la Creation, l'Hurle ment ) - 5



LA DESTRUCTION - (5 & unquarto de la tarde)

Quando il mondo sarà ridotto a un solo bosco nero per i nostri quattro occhi attoniti, in una spiaggia per due fanciulli fedeli, in una casa musicale per la nostra chiara simpatia, io vi ritroverò.
A. Rimbaud


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25 luglio 2008

* sferruzzo videato - io me ne andrei VS io no per velleità



Mi stava sfuggendo questo improbabile botta e risposta: Francesco Bianconi (cantante dei Baustelle) sostiene di voler lasciar l'Italia finchè non cambieranno le cose (tv spazzatura, leggi ad personam e via così in discesa libera), Cristiano Godano (cantante dei Marlene Kuntz) risponde che lui resterebbe, lo fa con un giro di parole a vuoto solo per pronunciare la parola velleità, chè lui è poeta.




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26 maggio 2008

* Cbgb VS Whisky a go go

Lo so, letto così è un titolo senza alcun senso. Trattasi di sfida tra due locali storici del rock'n'roll, il tempio della new wave e del punk, il Cbgb di New York, recentemente chiuso (per debiti?), e il Whisky a go go di Los Angeles, quello dei Love, Buffalo Springfield, The Doors. Sì, avrei adorato sentire Morrison dal vivo, però devo dare la mia preferenza alla trucida East Cost di Patti Smith, Tom Verlaine, Talking Heads, fino al noise. Foss'altro per il lungo acronimo di CBGB & OMFUG, Country Blue Grass Blues and Other Music For Uplifting Gourmandizers. Foss'altro perchè il Whisky a go go è solo un medium, e il Cbgb è un centro creativo e d'influenza. Foss'altro che i Gun's and Roses li detesto. Foss'altro che ho una venerazione per i morti. Foss'altro che in questo video Kim Gordon suona col mio pigiama multiuso addosso.




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12 maggio 2008

* Timothy Garton Ash VS Ratzinger

''Il 1968 non produsse trasformazioni paragonabili delle strutture politiche e sociali ma catalizzò un profondo cambiamento culturale e sociale, sia nell´est che nell´ovest d´Europa. (Il 1968 in realtà rappresenta un fenomeno più ampio, gli "anni Sessanta" nel complesso, in cui la diffusione della pillola ebbe più importanza di qualunque manifestazione o barricata). Nessun mutamento di queste proporzioni ha solo effetti positivi e alcuni esiti negativi sono visibili nelle nostre società di oggi. Ma, nel complesso il ´68 ha segnato un passo avanti nell´emancipazione dell´umanità.'' - Timothy Garton Ash
''Aprire alle coppie gay favorisce il calo demografico'' - Joseph Ratzinger

*
Garton Ash è l'uomo che sostiene che Ratzinger finirà per rendere atea l'Europa, deve averci fatto sopra studi abbastanza compositi e sensati, in phondo chi vive a Oxford non è solo un perfezionista della lingua inglese, deve avere altre qualità, altrimenti non si spiegherebbe il caso Thom Yorke. Io sostengo che Ratzinger è ateo di suo, ed è un'idea che potrebbe venire in testa solo a chi è abituato a masticare cattolicesimo come tabacco (non ingoiare, sputare), è un'idea da Sud del mondo, di chi suo malgrado deve quotidianamente assistere a quel gioco ridicolo che fa impazzire il globo, la religione yeye.
Per quanto Timothy abbia espresso un concetto affascinante sugli anni Sessanta (vedi sopra), il rigo di Joseph è illuminante - si rende conto benissimo di quali siano gli scopi per cui nasce una religione, e non fa neanche tanta specie di nasconderli. Ogni volta che dice frasi del genere Ratzinger mi conferma il suo ateismo represso, mi legge nel pensiero, sa esattamente cosa vedo io dietro ogni suo no, e così mi ritrovo spiazzata e accapo. Se ne rende conto anche lui che una religione è un modo di creare una società e imporla agli altri con un dio immaginario, se ne rende così bene che riesce a venderci la fontana di trevi, ci fa credere che esista una divinità in qualche dove del cielo, ma è un uomo troppo razionale per credere a quello che vende. Il fatto è che questo è esattamente il tipo di papa che al posto di scristianizzare converte pure quello che non si accontenta di atti di fede, il razionale snob e l'idealista in cerca d'idea. Fortunatamente sono nata in un momento storico per cui non ho bisogno di credere in niente, se non che Joseph sia un cristianizzatore yeye.

NB - Tra i due il mio voto va a Thom Yorke.
(l'orario di pubblicazione del post è del tutto falsato, questo grande mezzo - internet - può dare l'illusione che ci si possa svegliare all'alba pensando a uno yeye qualsiasi)


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29 dicembre 2007

* BiBì VS LadyDì

Mi rendo conto di vivere in una società dove pullulano simboli sballati, dove il cordoglio per una ladydì qualunque che per tutta la vita non ha fatto un’emerita, se si eccettuano litigi di corte e qualche viaggio pacifista in pope giovannipaolo style, va oltre il limite dell’isteria collettiva – davanti buckingham palace ci sarà ancora qualche pazzo che lascia crisantemi e interi roseti e dediche nelle notti d’agosto. Mi rendo conto che le lacrime per Benazir Bhutto in confronto saranno ben più cialtrone, & nazionalisticamente pakistane, forse qualche indiano accorato, o les americaines, qualche ipocrita facciata di giornale che nasconde la verità, mette in ballo l’iran (?), il nucleare, e diosolossà chi, il kamikaze morto alle porte del paradiso (qualcuno ha detto che egli sarà convinto di ricevere gli onori dovuti in paradiso, poi qualcunaltro gli rivelerà le belle scomode verità quotidiane al retrogusto d’eterno, quelle che giorno dopo giorno ci fanno appaciare con la consapevolezza che la vita è una merda dolcissima – qualcuno gli dirà, dicevano, che ha fatto una cazzata, che è stato preso in giro dalla cosa politica, dalla res publica, dall’ideologia, dal tranchant, dal sogno, fregato da qualche governante – qualcuno gli dirà pure, aggiungo, che non c’è la vergine da scopare, che l’orgasmo ci è dovuto solo in terra, che siamo eterei, ma dal cervello arrugginito, che crediamo alle favole, dopo millenni, crediamo ancora alle favole, e all’ultima cena).


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15 novembre 2007

* minisferruzzo infarcito al fascismo, cottura 2 minuti in forno

Dovrei essere riconoscente alla Santanchè (si pronuncia chè, non c'è), è stato sul suo blog che ho letto per la prima volta il neolinguismo sferruzzo, e dovrei esserlo oggi una volta di più chè ha deciso di diventare il bastone della vecchiaia di storace, per compagnarlo gradualmente verso il delirio e la fine dei giorni. Dovrei essere rinoscente anche alla Mussolini, l'ho sorpresa quest'estate su un qualche giornalaccio a sferruzzare in costume da bagno, probabilmente uno dei suoi momenti topici così socialmente alternativi, dopodichè l'ho sorpresa a far crollare il movimento/partito europeo di destra o quel che è, si narra che fosse troppo xenophoba pure per loro. Insomma, ho così tanta riconoscenza che tra le due sceglier non saprei, tuttavia ho a mente che almeno una su due detesta storace, il che potrebbe farmi pendere verso qualcuno & sfatare il mito dell'equilibrio.
In phondo qualcosa in comune lo avranno, entrambe hanno rotto con fini, l'uomo che non crede assolutamente che il fascismo sia il male del secolo, però intanto così va dicendo nei suoi giri e rigiri. A questo punto potrei osare di dire una cosa di cui mi pentirei dopo averla scritta*.

*nb- non è da escludere che l'abbia scritta e ricancellata, miracoli dell'era digitale**
** bisognerà pur tornare ad essere digitalmente scorretti, augurio di natale




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12 luglio 2007

* Adam VS Karl - parte prima, in fieri - nonostante i secoli dei secoli, amen

*
Che cosa hanno in comune uno scozzese liberale & un ebreo-tedesco comunista?
Naturalmente se un uomo di nome Smith nasce in un paesino scozzese del XVIII secolo ha ovvie motivazioni e abbastanza spinte interiori per cercare di fuoriscire dall’anonimato a cui geneologicamente è stato condannato. E’ la dura legge della scalata sociale, anche se ai tempi, quando non c’erano ancora darwin l’america e l’ameritocrazia, scalare era più difficile – per un professore di filosofia morale era anche peggio - bisognava inventarsi qualcosa, iniziare a pensare il mondo con categorie diverse, meravigliarsi della sua spontaneità, eventualmente trovare alla morale un senso più pratico.
In phondo fare la philosophia per un tedesco del XIX secolo è più semplice, noi siamo anche tutto quello che ci circonda, e i tedeschi hanno storicamente avuto un certo savoir faire nel philosopheggiare, costruivano e si smontavano vicendevolmente, ricapitolavano e si rispondevano nei tempi, analizzavano, capovolgevano, criticavano, dimostravano, si scornavano – il tutto in lingua tedesca, da Kant a Fichte, da Hegel a Schopenhauer, da Feuerbach a Nietzsche, per cui non stupisce che il resto del mondo sia un po’ rimasto escluso dalle diatribe interne germaniche. Si diceva, per un tedesco è più stimolante l’arte di amare il sapere, è ormai quasi un atto nazionalistico, mentre per uno scozzese circondato da empiristi il massimo che ti può capitare è di incontrare sulle Highlands David Hume – è normale restarne traviati, iniziare a pensare la morale in termini economici, guardare al Regno Unito come paladino di un grandioso regno futuro delle astratte libertà – anche perché poi sarebbe veramente bello e leale se ogni egoismo terreno conducesse a una perfetta società guidata da una meravigliosa mano invisibile, un’automa splendido, dove ognuno fa quello che vuole, persegue la sua felicità, e facendo la propria – di felicità, fa inevitabilmente quella degli altri. Com’è bella l’incoscienza del XVIII secolo!piena di belle utopie sulla libertà degli scambi – peccato che il povero illuminante Adam Smith non sapesse come la teoria è lontana dalla pratica, che il libero commercio è un’idea splendida, ma l’uomo è cattivo, un perfetto bastardo del XXI secolo, e non può fare libero commercio alla maniera dei sassoni, perché ogni egoismo non fa necessariamente il bene comune, perché le ricchezze delle nazioni sono sempre diverse, perché insomma le nazioni non sono tutte uguali, perchè ci sono sempre & ovunque figli e figliastri.

**
Però, insomma, Adam non ne ha nessuna colpa, è una vittima del tempo e dei suoi usurai – è stato usato e menato per le piazze, vittima dell’imbecillità popolare – i suoi testi settecenteschi si ammuffiscono sugli scaffali di uomini macchiati di illiberalità che fanno finta di leggere la Ricchezza delle Nazioni – in realtà non sanno neanche cosa vuol dire la parola nazione e al massimo possono arrivare a vagheggiare la versione pop di Smith, quella britneyspearsiana, quella ancora non scritta ma da tempo pragmatizzata, la Ricchezza della mia Azienda, o la Ricchezza del mio Culo personale, a cui si aggiunge la nota giustificativa che fa più o meno così, dal momento che io penso al mio culo (rigorosamente personale) vorrà dire, lo dice smith!, che faccio il bene anche dei culi degli altri – è la teoria del vantaggio comparato nzomma, mica frottole – non stiamo qui a discutere la mano invisibile che regola gli scambi tra i fondoschiena mondiali. A pensarci Smith e Marx, ovvero uno scozzese & un ebreo, hanno in comune l’essere stati fraintesi e strumentalizzati – del resto è una regola comune per certi ebrei essere fraintesi, si pensi a Cristo, e non me ne vogliano gli ebrei per averlo classificato come ebreo, ma tant’è, non invento, Gesù era ebreo ma un’operazione d’alta ingegneria storica l’ha mollato ai romani, Chiese e Croci comprese, e non me ne vogliano ancora gli ebrei ma le croci pure sono vostra opera santissima, le polemiche sul crocefisso sono vostra opera santissima, il regalo che ci avete fatto per qualche secolo insomma, probabilmente Isaia aveva già previsto il nazismo e vi siete figurati sto souvenir. Tuttavia non è mai esistito tanto antisemitismo nel mondo come quello che ha colpito Karl Marx, il tutto solo perché ha capovolto Hegel – certe volte costa fare filosofia o esporre i propri pensieri, perché è capace che c’è gente che ti prende sul serio fraintendendoti – cioè io sono sicura che Karl Marx quando ha capovolto Hegel non intendeva certo teorizzare i gulag o importare menate in africa come la rivoluzione marxista (io ho sempre una preoccupazione tutta mia per gli africani, perché erano così belli a danzare e venerare gli alberi, poi arrivano i miei conterranei europei e iniziano a fare la colonizzazione, ma non è niente perché poi gli americani iniziano a dirgli che esiste la parola stato, e immagino un vecchio africano alla scoperta del vocabolo cosa diavolo deve aver pensato – poi i marxisti gli dicono di fare la rivoluzione, insomma come si fa a non essere preocuppati ognuno a suo modo per la sanità mentale degli africani?!) – ad ogni modo, no!, Karl non parlava dei baffi di Stalin, almeno quanto Smith non parlava della ricchezza delle nazioni unite, dei sondaggi e dei liberali a modo loro moderni. Tuttavia i liberali sono sempre pronti a citare un uomo del Settecento come maestro della libertà per il mondo moderno – come dire, io sto parlando di aprire i mercati, ma guarda che lo dico con senno di poi, ho letto adamsmith!un uomo che non aveva neanche visto nascere la rivoluzione industriale, ma sono bazzeccole.
Karl & Adam hanno due nomi troppo bonaccioni per pensare le cose tremende della politica moderna, eppure ci sono state orde di uomini che hanno rappezzato quattro stronzate cucite male dai loro libri e ne hanno fatto i simboli di qualcosa che io non so cosa sia, però è molto simile insomma – ogni estrapolazione era un estorsione all’unico fine di prendere per il culo il mondo, tutto ciò mi fa quasi ricordare i traduttori di belle speranze, specialmente quelli dei poeti beat che pretendono di tradurre l’idioma yankees in italiano (una lingua che è rimasta a dante). Insomma due utopisti, peccato che però solo uno dei due sia tacciato d’utopismo – che per la cronaca non è una malattia virale.

***
Un ultimo punto nominalista - io mio figlio Karl non lo chiamerei, troppo forte - figuriamoci Adam, troppo debole - tuttavia Adam è vicino ad Eva per libera associazione, e come si fa a non adorare una donna che fa uscire un uomo dalla trappola del paradiso? Resterò comunque indecisa allorchè deciderò di procrearmi, la mia prima scelta - Nassyria - fu macchiata da un incidente di percorso e non vorrei che in un futuro prossimo qualche imbecille pensasse che io sono una vedova nostalgica. Dovrò contentarmi di Pepè.




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26 giugno 2007

* Politically Frigidism Vs Coming Out

*
Se io fossi politicamente frigida credo che lo direi – non mi sembrerebbe giusto nasconderlo, in particolare ai policy pride, chessò ai raduni degli antidichiaratori di reddito, alle convention di lucacordero, alle iniziazioni di veltroni, io mi chiamerei fuori in un angolino arredato, indosserei la spilla ‘I don’t care’, & magari metterei su un gruppo di discussione sul frigidismo – saremmo probabilmente in pochi, e diremmo niente o quasi, perché irriducibilmente frigidi anche al pensiero di pensare la cosa politica. Piuttosto, se io fossi formalmente omosessuale credo che non farei il coming out, non mi sembrerebbe sensato farlo, in particolare non tornerei a casa con una comunicazione così univoca e di scarso interesse come le mie preferenze sessuali – sarebbe come dire oggi preferisco il vino rosso mammà, ma poi è capace che domani mattina compri otto casse di nero d’avola e io invece ho voglia di un bianco.
Una cosa è fare entrare un preciso sindaco di Roma nel proprio partito, una cosa è vagheggiare l’idea dell’entrata dei sindaci nel partito – stessa cosa col coming out, insomma, non si può vagheggiare in famiglia l’idea che si è attratti da una persona dello stesso sesso, è un atto intrinsecamete discriminante e non tiene conto dell’imprevedibilità della vita, un mercoledì può essere letale, far impollinare l’eterosessualità – sicchè all’atto decisivo rinnegare il coming out rischierebbe di mandare nei confusi ogni allenamento psicologico preventivo.
**
Io sono dalla parte del politically frigidism – non importa, sicchè nessun problema, accenni del tipo, ‘il fatto che oggi preferisco la trippa salata non ti induca a pensare che la preferirò anche domani’ – il massimo che si può arrivare a dire è ‘non escludere il fatto che un giorno potrei invitarti al mio matrimonio in spagna’. In phondo i genitori sono dei presuntuosi, oggi con la conoscenza che abbiamo dovrebbero smetterla pure di esultare dopo le ecographie per aver visto un pisellino di troppo - chè non è mica detto che lui resterà uomo.

Ps a tre asterischi
Ogni riferimento a fatti, parole, opere e omissioni, è puramente casuale.




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19 giugno 2007

* Clintons VS Bushes


Bill e Hillary versione freak - lo sferruzzo su LibMagazine




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5 giugno 2007

* Negri VS Ebrei


NB - Datosi che la photo degli ebrei era difficile da rintracciare (a meno di campi nazisti o guerriglie suburbane) la Notte Stellata sta per il logo di Esperimento
NB2 - Un grazie ad Eco che ha esportato lo sferruzzo su LibMagazine

*
Quando sentii parlare per la prima volta di ebrei ero piccola, e fu a scuola – allora non capivo ancora cosa volesse dire la parola ebrei, voglio dire gli ebrei non erano mica così identificabili come i neri o i pellerossa, avrebbero potuto benissimo essere nascosti tra noi senza che nessuno ne avesse il minimo sospetto. Perplessa da cotanta confusione domandavo lumi sul popolo ebraico, insomma da cosa avrei riconosciuto un ebreo?giacchè volevo partire attrezzata di definizioni e categorie quantomeno accettabili per il viaggio della vita. E tuttavia nessuno sapeva mai soddisfarmi, sicchè solo occasionalmente potevo riconoscere indizi di un qualcosa – il segreto di che cos'era un ebreo era racchiuso nella mimica, in una smorfia che lasciava trapelare dispiacere e terrore - & ben presto m'accorsi che esisteva un perverso nesso casuale tra la parola ebreo e il nome di hitler (ovvero, adolf). Qualcuno ricordava i lager nazisti, qualcun altro portava all'attenzione il cappottino rosso di Schinder's List – ma a nessuno veniva mai in mente di definire con chiarezza cosa diavolo si intedesse con la parola ebreo, sicchè io me li definivo nella testa grazie ai telefilm americani, e supposi che un ebreo è in genere un uomo di pelle chiara (talvolta biondo, talvolta moro) che si riconosce dal cognome – era così, dalla genealogia, che i nazisti riconoscevano gli ebrei da spedire via treno nei lager.

**
Se un ebreo lo riconosci dal cognome, per un nero è più semplice, basta guardare distrattamente con la coda dell'occhio il colore della pelle (che varia dalla tonalità nerocaffè-sorelle williams, al mulatto brasiliano) – sicchè per un bambino è più semplice astrarre alla categoria negri. A scuola insegnano subito a non essere razzisti, però tale educazione ha un chè di razzismo già insito di per sé – non abbiate paura dei neri, stringete pure la mano ai neri – cose che a un bambino non sarebbero mai passate per la testa, insomma a un bambino non sarebbe mai venuto in mente di essere razzista se a scuola non gli avessero insegnato cos'è il razzismo – sicchè diventa complessato ogni qual volta vede un uomo di colore diverso dal suo, e per tutta risposta – insomma, per non essere accusato di essere razzista, che è out! – gli stringe la mano con più generosità di quanto avrebbe fatto se l'avesse stretta a un bianco, peccando di razzismo. Poi arriva il momento di crescere, il momento di ascoltare il rock'n roll, jimi hendrix che fa l'amore con la chitarra, patti smith che canta ' I'm a nigger ', sicchè arrivano i primi complessi – perché ancora, qualcuno ti ha detto che negro è una parola razzista, e allora se patti smith la canta con tanta disinvoltura è di sicuro una razzista, perché è bianca insomma, non può cantare che è una negra – avesse almeno detto nera, ma negra! Negra no, è out!
Perché il nocciolo del razzismo è nei dettagli, un razzista lo riconosci dalla dialettica quotidiana – è colui che insiste a dire negro a un nero quando dovrebbe dire semplicemente nero – è colui che parla degli ebrei senza la smorfia di dispiacere e terrore, quello che se sente nominare il popolo ebraico non associa ad hitler.

***
Almeno queste erano le conclusioni a cui arrivata a un certo punto della vita, tuttavia non riuscivo ad essere così smaccatamente e politicamente corretta da omettere di osservare un altro nesso casuale abbastanza spiazzante, che risaliva all'egitto & al mar rosso, alla diaspora, alla storia europea, alle varie persecuzioni insomma che gli ebrei hanno dovuto far fronte a prescindere da dove si trovassero. In quel periodo mi chiesi con innocenza, e sottolineo l'innocenza per non essere accusata di razzismo e outismo, se non fosse che gli ebrei portassero sfiga (al sud queste ideologie primitive ancora sopravvivono, pensare che la tarantella è nata come danza liberatoria e sciamanica di chi è stato morso dalla tarantola). Quando lo scrissi in un tema al liceo la professoressa comunista mi elogiò, mentre il compagno di scuola post-fascista mi criticò con virulenza – allorchè caddero tutte le mie certezze tanto faticosamente rapprese – come mai quel compagno che esaltava i fasti italiani sotto il regime di mussolini (la puntualità delle ferrovie, per dire), quel compagno negro per passione difendeva il popolo ebraico con rabbia nonostante l'omertà dei fasci di combattimento?& perché mai quella professoressa così dannatamente infervorata da bertinotti e stalin non reagiva con vigore alle mie provocazioni, che per quanto innocenti potevano essere malintese come sopravvivenze naziste?
Avevo scoperto la Palestina. Non che non la conoscessi, se ne parlava tanto – però avevo scoperto com'era complicata la Palestina, quanto avesse inciso la Palestina nel rimescolare tutte le carte in tavola, tutte le appartenenze, tutti i punti fermi insomma. Paralellamente una donna negra di Birmingham, inaspettatamente conservatrice, scalava la White House, né la fermava il fatto che fosse ontologicamente nera; mentre alle Nazioni Unite sedeva addirittura un ghanese. Ciò voleva forse dire, come cantava Bob Dylan (menestrello bianco dalle influenze nigger) che i tempi erano cambiati?

 ****
In realtà i tempi non erano cambiati. Gli uomini di pelle scura continuavano a rimanere negri, gli uomini dal cognome ebraico continuavano a rimanere ebrei, & nonostante il filone dello humor etnocentrico che sdoganò la battuta sugli ebrei fatta dagli ebrei e un certo modo di fare il Sabbath (vedi W. Allen) – nonostante ancora, lo stupore intellettuale di Alice Pieszecki che, approcciatasi a una soldatessa neramericana che le fa presente con insolenza 'hey, io sono una nera!', esclama 'are u black?' – ciò detto ancora si vede, ancora la confusione dialettica rimane intatta, & nonostante gli anni dolorosi dell'apprendimento, anche io resto ancora con qualche perplessità a domandarmi perché negri ed ebrei siano così diversi (a parte il cognome, s'intende), e come mai allora se c'è differenza guccini canta d'essere negro ebreo e comunista. Ma soprattutto, cosa diavolo c'entra il cappottino rosso di Schinder's List.




permalink | inviato da il 5/6/2007 alle 12:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (24) | Versione per la stampa

18 maggio 2007

* Sferruzzo Culturale – CulturaHippies VS CulturaPunk VS CulturaDark VS CulturaGrunge



nb - per esclusive questioni di spazio la cultura dark non è entrata nel collage

*
I dark sono quelli che nei primi di maggio scappano e si rifugiano negli anfratti delle città, perché arrivano i comunisti con le bandiere rosse & a loro non è mai passato per la testa che potesse esistere il rosso, tutt’al più familiarizzano col bianco cadaverico nelle loro derive goth, ma il rosso è ancora un tabù cultural-visivo per il dark integerrimo – perciocchè raramente il dark è comunista, tutt’al più ha una naturale simpatia visiva per il nazifascismo – in phondo il dark è un punk evoluto, un nichilista antisociale, esiste persino la moda nazi-punk - & del resto mi è capitato di sapere che l’atteggiata dark della letteratura italiana (cfr. Isabella Santacroce) si è scontrata per via epistolare con l’atteggiato moralista del giornalismo italiano (cfr. Michele Serra) – lei aveva ostentato simboli nazisti e recitato mussolini in una discoteca, e lui ha opposto che è una cretina tout court, alla modè di mister bush quando censura l’arte moderna americana troppo ‘’provocatoria’’. Con questo non voglio dire che i dark siano nazisti, la Santacroce un’ideologa della provocazione, Serra un deficiente, & che la Mezzogiorno reciti come una capra addomesticata alla stessa beota espressione (delle quattro, solo l’ultima è quella che penso realmente). Ad ogni modo sono stata persuasa dal ritenere che il darkismo sia una deriva della cresta punk, che anche i dark abbiano iniziato a fare i dark a forza di ascoltare i Sex Pistols e poi i Cure – che in genere vivano nei paesi freddi, che qualche volta siano photophobici, epperò quando ero una donna grunge nell’età dell’adolescenza conobbi un’altra donna grunge (ma com’era piccolo il mondo!) – questa tizia che ascoltava Nevermind prese poco dopo una deriva dark, e siccome noi umani cerchiamo di sfuggire all’insolenza delle contraddizioni con delle scorciatoie dialettiche, io mi spiegai il tutto col fatto che fosse photophobica.

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Prima (e dopo!) il grunge ho subito il fascino del mondo hippies a causa di una certa canzone di Bob Dylan che faceva press’a poco così ‘’And it's hard and it's hard and it's hard and it's hard It's a hard rain's a-gonna fall’’– e per colpa di Jenny Curran (quella di forrest gump) – in phondo perché l’anarchismo freak ha un suo socchè, perché San Francisco è la città dei fiori, e anche se i fiori non li ho mai apprezzati da un punto di vista botanico, mi sono sempre piaciuti da un punto di vista culturale - & i movimenti di fine 60 riescono a farmi pensare a quella parola che oggigiorno invasati come siamo di sicurezza e prevenzione stiamo gettando nel dimenticatoio (cfr. Libertà), riescono a farmi pensare che un’alternativa al trittico produci/ consuma/ crepa c’è. In genere il movimento hippies è detto controcultura, per marcare il fatto che non sono proprio una cultura ma che si oppongono a una cultura – ma il fatto che poi molti di quelli che sono stati a Woodstock siano finiti a lavorare nelle compagnie assicurative e bancarie, & che la massima espressione controculturale nel tempo sia diventata quella di insegnare philosophie orientali a Berkley, mi ha culturalmente spiazzato. Non fu per queste ragioni serie che iniziai ad ascoltare i Nirvana, e sulla scia di un percorso tacciato dal nichilismo sfrenato comprai Nevermind the Bollocks, il cui ascolto mi fece iniziare una lotta per la specie con le donne punk, e una lenta divulgazione del grunge – il che voleva dire indottrinamento delle coscienze al nulla e all’attitudine autodistruttiva.
Perché insomma se il messaggio hippies è peace and love, il messaggio punk è no future, e il messaggio dark ancora lo ignoro (forse il messaggio dark è il dark stesso), il messaggio grunge era invece più semplice e lineare - cioè non me ne frega un’emerita, che è un po’ una philosophia di vita di chi si proietta a deliri d’autodistruzione, e quindi ci sarebbe da indagare anche il collegamento con il punk del grunge, chè in phondo esiste – solo che è questioni di sfumature perché è come se a un punto il punk si fosse diviso tra il satanismo dei dark e gli scellerati del grunge.

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In tutto questo quando penso che i Velvet Underground avevano una batterista donna mi viene da chiedermi lei cosa diavolo era – insomma, Maureen Tucker è una disadattata delle controculture, non ha la cresta punk, le borchie dark, il capello lungo hippies, e non ha neanche anticipato i colori grunge – in verità la Tucker sembra una mia vecchia vicina di casa in calzamaglie, camicia appuntata fino all’ultimo bottone (alla battiato), e maglione di lana, che si è trovata per caso a fare la storia del rock’n’roll (qualche volta magari Warhol le faceva mettere i jeans a zampa giusto per fare scena – e per compensare chiamò addirittura Nico dall’oltretomba dell’Europa, che ancora non era stata intaccata da niente ed era rimasta all’algidismo come prevenzione al dark). E da quando la pace se la sono presa i pacifisti in esclusiva, Grace Slick fa i biscotti – lei che cantava con i capelli ornati di fiori a Woodstock; Bob Dylan non canta più A Hard Rain’s A-Gonna Fall; Jim Morrison è addirittura morto.

**** Geographia & Varie
Ci sarebbe da aggiungere che il punk & il dark sono prodotti dell’Unione Europea, cosa che li lega più alla regina Elisabetta & a Prodi che a Reagan & Bush (in verità i punk e i dark in italia sono minoranze non tutelate in via d’estinzione); mentre l’hippies & il grunge vengono dalla West Coast americana, un po’ come il peyote. E’ inutile dire che in questo la giocano molto fattori darwiniani – esempio, un dark a San Francisco si sarebbe sciolto al sole, e la primavera sarebbe stata meno primavera in Uk (vuoi mettere predicare il peace & love sotto il cielo cupo di Londra?!).

***** Punti in comune
Nessuno dei quattro usa il GPS.




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21 aprile 2007

* Ségolène VS Nicolas – part two

Esperimenti elettorali – intanto potete esercitarvi a menare Sarkozy con una borsa Chanul qui


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La scorsa tornata si è messo a nudo l’asso nella manica di Sarkozy – il nome Nicolas, che poi detto per intero (Nicolas Paul Stéphane) fa arrossire il misero Marie-Ségolène – epperò non si potrà trascurare in un’elezione presidenziale così fondamentale per le sorti francesi l’importanza del cognome. Lo sa benissimo pure Le Pen, che ci sta costruendo un’intera campagna elettorale, Sarkozy non è certo un cognome francese, ha origini ungheresi – & insomma, bando alle ciance, l’identità francese sarebbe in pericolo con un cognome così – sarà pur vero che Nicolas è nato a Parigi ma il padre resta inesorabilmente ungherese, e se ‘pedofili si nasce’ figuriamoci un po’ ungheresi e immigrati. Se donne invece si diventa Ségolène lo è diventata da perfetta francese, mica da immigrata – il padre si chiamava Jacques che è un nome che, se candidato, farebbe impallidire persino Nicolas – il cognome è fieramente Royal, qui Le Pen deve cambiare strategia di per forza & optare per un protezionismo rosa un po’ come quando faceva la lotta all’omosessualità (ricordiamo qui alcune perle di Jean-Marie, Bisogna distinguere le vittime innocenti e i malati di sodomia; & il proselitismo omosessuale comporta la distruzione volontaria dei valori essenziali della gioventù, attraverso la promozione dei comportamenti devianti) -  insomma, qualcosa contro le donne non sarebbe poi la fine del mondo per uno abituato così spudoratamente alla noblesse oblige.

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Ho saputo che nella competizione si era inserito anche un certo François Bayrou pochi mesi fa da un francese – giacchè io domandavo con interesse chi avrebbe votato tra Sarkozy e la Royal e lui mi ha detto Bayrou, e che c’erano un sacco di cose che io non capivo della Francia politica & a quanto pare Bayrou le sapeva tutte. Poco tempo dopo lo ritrovai sui giornali, scalava i sondaggi come uno di quei singoli postmoderni che non vogliono dire niente di musica ma si ritrovano sempre nella top ten – allora mi chiesi se non fosse il caso di capire chi diavolo era Bayrou, e quando scoprii ch’era press’apoco il Casini di Francia ebbi la sensazione che tutto il mondo è paese & che il centro gode di ottima salute. Bayrou è un agricoltore, un professore, un cattolico, un rutelliano – & da qualche giorno pure un fassiniano – Bayrou ha un sito internet che si apre con una sua photo dove sembra vestito da prete – tra le photo della campagna di Bayrou c’è lui in impermeabile giallo che contempla il mare infrangersi sulla scogliera.

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Se fossi francese voterei Sarkozy, così ha esordito un blogger oggi in qualche dove. Se io fossi francese a quest’ora sarei al Centre Pompidou per la retrospettiva di Rivette – come un’elettrice mediosnob francese che a colazione ha consultato il sito internet di Ségolène Royal ma ora fa finta di fregarsene – sotto l’effetto psichedelico dei punti del programma della Royal, ognuno ha un colore di rappresentanza, per esempio io ho scelto il numero cento che sbraitava sulla scolarizzazione in arancio.
Ségolène ha ricevuto gli auguri di Fassino in settimana, e in questi casi si nota l’inferiorità della donna di fronte all’uomo, chè non essendo dotata di palle non può mica permettersi di fare gli scongiuri. Nicolas non ha ricevuto nessun augurio dall’Italia, difatti è già convinto di vincere e sul suo sito internet troneggia il countdown alla vittoria. Ségolène per rilassarsi, da buona mediosnob francese, ha visitato il suo sito internet per colazione e poi è scesa in compagnia del marito-accompagnatore Hollande a fare shopping sugli Champs-Elysées; Nicolas ha incatenato la moglie al letto per scongiurare una sua fuga a New York in caso di sconfitta; Le Pen è andato in un centro di ricovero di malati di aids per annunciare che, in caso di vittoria, li farà trasferire tutti in corsica; & Bernard Henry Levy dopo mesi che ci ha fracassato le balle dicendo che lui non sa per chi votare e che nessuno l’ha ancora convinto, forse finalmente domattina avrà avuto la sua illuminazione.

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Se fossi Le Pen invece mi vergognerei dei voti che prendo – del resto il voto a Le Pen è come il reddito in Italia, non si dichiara.


NB – le prime proiezioni desaparecidos vedono in vantaggio la Royal




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24 marzo 2007

* Nicolas VS Ségolène - part one

esperimenti elettorali - si vota con doppio turno alla francese

Per quanto Sarkozy sia quello là che ha spregiativamente definito racaille i banlieurs parigini, per quanto Sarkozy sia un ex sindaco che si è innamorato di una delle spose a cui ha dato la benedizione durante un matrimonio civile (cfr. una specie di pacs tra eterosessuali) - & non che questo conti, gli sfascià (variante sciuscià degli sfaciafamiglie postmoderni) sono all’ordine del giorno, se non fosse che la signora sposa in questione, divenuta intanto compagna di Sarkozy, poi è scappata in America prima di sapere che il marito aveva qualche speranza di essere eletto nientedimeno che presidente all’Eliseo e rimpatriare da brava mogliettina aspirante premiere femme; per quanto insomma Sarkozy sia insopportabilmente neogollista, autore della bossi-fini alla francese & abbia scritto un libro la cui prefazione in italia è curata da gianfrancofini, il suo nome – Nicolas – è molto più bello di quello della candidata di sinistra -  Ségolène - , & in una competizione elettorale questo varrà pure qualcosa (come credete che Prodi abbia sconfitto Berlusconi?). A voler essere fiscali il nome completo è Nicolas Paul Stéphane Sárközy de Nagy-Bócsa, ma una cosa del genere farebbe venire il mal di testa anche al professor Paolo D’Achille che è paziente per antonomasia; la Royal pure lei ha il doppio nome, ma Maria-Segolena tradotto in italiano mi ricorda quelle madonne di seconda categoria che hanno avuto meno fortuna sociale di altre, eppoi da ministro della Famiglia (mi perdonino le femministe ma io il termine ministra non lo userò mai) ha fatto cose che da noi italiani sarebbero impensabili – voglio dire mentre noi organizziamo il family-day lei perdeva tempo a facilitare le adozioni internazionali e tutelare i diritti delle coppie etero ed omosessuali. E' vero poi che Ségolène ha qualcosa di insitamente populista, ha una passione per la gaffe & sostiene l'indipendenza della Corsica se i francesi la vogliono, la Turchia fuori dall'UE se i francesi non la vogliono, i tribunali cinesi se i francesi li vogliono.
Solando dal giro il Jean-Marie estremo (tal Le Pen), non trascuriamo il fatto che Francois (tal Bayrou) ha il privilegio della franchezza etimologica.




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6 febbraio 2007

* D'alema si nasce o si diventa?


Quando l’apostrofo vale più di un trattino, quando il baffino vale più di un trapianto di capelli, quando Linda Giuva preferisce l'essemmesse alle missive a Scalfari &nonostante i reiterati flirt con condoleeza e lilligruber, quando il Pci diventa Pds e poi Ds ma gli uomini non cambiano, quando si viaggia tanto a braccetto coi capi di stato, quando la paura di tornare in una patria che non ha più il tuo governo sovrasta la nostalgia di non aver più il tempo tra lazzi e sollazzi di pubblicare libri sul futuro dell’Italia, quando la cina è vicina e il giappone a due passi, e quando tutto pare così sfrenatamente irrituale, e persino putin riacquista il fascino scaltro della giovinezza cappagiaibista, quando i corsi in dvd aiutano a parlare inglese checchè se ne dica, quando vicenza ha un sindaco e ponzio pilato un mandante, quando tremonti è il nemico & hezbollah l’amico, quando sul proprio sito troneggia l’ineguaguabile baffo brizzolato come uno stemma reale che apre al sorriso fresco di denti diessini, quando l’ulivo l’unione i ds sono la stessa cosa senza esserlo del tutto, quando fassino prodi diliberto giordano si confondono in un tutt’uno nel fango d’una lotta irrituale, quando la farnesina è attiva e vagante & tutto sembra un meraviglioso ricordo dei tempi della gioventù, sorge allora e solo allora l’amara questione debeauveriana – d’alema si nasce o si diventa? Quanta cura bisogna avere per un baffino brizzolato perfetto?e quale strumento urge al giornaliero pettinare?




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11 gennaio 2007

* Walt Whitman VS Allen Ginsberg


Leggendo Walt Whitman non torna in mente soltanto l' ''O capitano, mio capitano'' ripetuto in piedi sui banchi da una banda di studenti poco svegli in un vecchio film con robinwilliams, c'è anche qualcosa della pastorale americana, del sogno degli stati uniti & liberi, qualcosa che perversamente ricorda il signor bush juniores, la democrazia prima di tutto, e poi l’esportazione della democrazia, l’uguaglianza, la libertà delle terre, & un mondo tutto fatto a modello degli stati uniti d’america – sempre quasi il primo cantore della globalizzazione il vecchio barbuto walt, il precursore dell’intellighenzia neocon (quindi mettete pure da parte i vostri stupori adolescenziali al fatto che l’America abbia potuto concepire un film sulla poesia). Leggere Walt è un’esperienza kafkiana, come direbbe orgasmicamente parlando una donna un po’ sui generis in un film con woodyallen, si rischia di passare da uno stupore innocente e panico, da un’immersione fanciullesca nella natura, a versi che quasi ti fan cadere le braccia chè tanto somigliano alla costituzione americana, ‘’Democrazia!vicino a te una gola si gonfia e canta gioiosamente’’; ‘’annunzio che l’identità di questi Stati è un’unica e sola identità’’; per non parlare di come definisce Lincoln, ‘possente astro d’occidente tramontato’. Per carità, tolto questo vezzo pure sopportabile, Walt è grandioso, adorabile come un cagnolino da riporto, ma niente a che vedere con Allen Ginsberg, che canta, sbraita, urla la controcultura americana, il jazz, il bronx, il peyote, la west coast e la santità di Kerouac&Cassady. C’è un bellissimo canto di Ginsberg in cui i due poeti, americani e omosessuali entrambi, si incontrano per grazia poetica in un supermercato, e Allen chiede a Walt ‘che America avesti?’, forse spaesato dal fatto di non vedere la stessa. Ma Ginsberg è così, sputtana l’America, ‘America quando finiremo la guerra umana? Va a farti fottere con la tua bomba atomica!’’, la tratta come una puttana, ‘Quando ti toglierai i vestiti? Quando ti guarderai attraverso la tomba?’’, protesta contro di lei, ‘America ero comunista da ragazzo non mi dispiace’, ‘you should have seen me reading Marx’. Insomma è la tensione tra due Americhe, la beat di Ginsberg che profetizza Jim Morrison & Woodstock, e la lincolniana di Walt, che profetizza forse i discorsi del presidente Bush. Non mi chiamate esasperata.




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25 settembre 2006

* Charlize Vs Oriana





Regolamento di 'Gioco di Donna':
E' consentito esprimere una sola preferenza motivata da un piccolo commento (sono escluse motivazioni meramente estetiche). Si tratta di scegliere tra due archetipi di Donna, bisognerà dunque astrarre dai singoli personaggi in gioco. Ricordo altresì che non si tratta di scegliere ''con chi andare a letto'' o ''con chi intrattenersi in conversazioni politicamente scorrette''.
Il sondaggio è da prendere seriamente, perchè su tali basi verrà elaborato un modello di ricerca.




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