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in certi posti del mondo essere conservatori è più progressista di essere progressisti in italia
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il giorno in cui mi daranno ragione penserò di avere torto



    
 Hey Joe, where you goin' with that gun in your hand




IO VENDO FUMO

 

 

- perché credevo in Kuwait si andasse al mare e invece si va per lavorare nel deserto

- perché credevo Saragoza in Andalusia

- perché le cattedrali del dis-atteggiamento sono tutte arrossite alla vista di Notre-Dame


 vendo fumo

- perché non so fare altro & perché aspiro a morire con la signora Libertà in mezzo alle cosce

- eppure se dovessi immaginarmela la vedrei ORA ai bordi di un treno solitario occhieggare ai passanti digrignare i denti in un falso sorriso imborghesito come se la felicità fossero un paio di labbra complici



io vendo fumo

- perché sono una nomade col vizio della stabilità

- perché ciò che amo è l’incidente di amare
la febbre di sapere il nulla

- perché credevo che gennargentu fosse una capitale araba intrisa di lussuria e sceicchi e m’illudevo che l’hijab m’ avrebbe coperto la bava alla bocca

- perché a Beirut si predicavano i miracoli del Kuraan, e tutte le studentesse della rivoluzione dei cedri ascoltavano furiose le vecchiette sagge



e mentre io vendo fumo
qualcuno si sta convertendo
o desidera convertirmi
o illudermi coi suoi giochi
di prestigio

 

mentre io vendo fumo
qualche arrosto va in fumo
le battaglie si consumano
e sempre gli stessi vincono

 



 L' AMOUR  - 1 (la mort)



LE MEPRIS - 2

 

LA LIBERTE' - 3


LA GU ERR E ET L A PA I X - (o Masculin, Feminin - Yin et Yang) - 4


LA POESIE (l'Art, l'Expression, la Creation, l'Hurle ment ) - 5



LA DESTRUCTION - (5 & unquarto de la tarde)

Quando il mondo sarà ridotto a un solo bosco nero per i nostri quattro occhi attoniti, in una spiaggia per due fanciulli fedeli, in una casa musicale per la nostra chiara simpatia, io vi ritroverò.
A. Rimbaud


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30 marzo 2012

* finchè dura

Se qualcuno ha pazienza, mi può ri-leggere qui.




permalink | inviato da desaparecida il 30/3/2012 alle 14:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

16 maggio 2011

*

Aahhhhhhhhhh!




permalink | inviato da desaparecida il 16/5/2011 alle 23:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

9 dicembre 2010

* camminando nel mio blog

Si vede ormai che dimentico il mio blog come una terra brada di cui ti ricordi solo quando devi pagare l'Ici. Per questo leggo solo ora lo sfogo notturno di un'anonima (talmente anonima da firmarsi A) in un commento ad un mio post, e non me ne voglia se lo riporto qui, ma visto che si presenta come una mia lettrice saltuaria è bene che io le risponda sulla delicata questione del suicidio. Questo è il suo commento, testuale.

''ho letto molti dei tuoi post. vorrei darti un’idea sul come,perchp ieri pomeriggio in un momento di nichilismo e di esaltazione ho visto la mia morte,l’ho sentita,l’ho vissuta,sono stata veramente tentata di prendermela. era mentre riascoltavo un vecchio nastro con delle voci e all’improvviso tutta la vita è venuta a me per morire: mi ha detto è questo l’attimo, che te ne importa del resto?hai già dato,hai già vissuto. e mi sono vista completamente circondata di carte e fogli bianchi o scritti, tutto quello che sono insomma: e una copia di un libro di nietzsche in mano (che è la fine,il totale), e tutto intorno quello che mi ha segnato con la musica alta volume di Tim Buckley che urla Phantasmagoria in Two o Hallucinations. era così bella che mi ha fatto rimpiangere di non avere una pistola: mi sarei lasciata sedurre dalla mia padrona per sempre,la morte bella. purtroppo poi…non ho mai avuto la pistola al momento giusto''

Cara A(nonima), proprio ieri pensavo al suicidio come un'esperienza della solitudine, voglio dire non ci si incontra al bar per organizzare suicidi di gruppo come compromessi esistenziali, in generale è una tortura che si matura in una testa soltanto, dura un attimo, stai prendendo la metropolitana assaltata dai pensieri e hai l'istinto di quietarli gettandoti sotto il treno, à la Anna Karenina (non escludo che A stia per Anna Karenina, è un personaggio della tragedia). Lo pensavo perchè una ragazza me ne parlava, diceva un po’ scherzando che ascoltando Nick Drake aveva pensato alla carezza della morte, e io confessavo che era capitato anche a me, come a tutti, e mi proponeva per giuoco di farlo insieme, ma io ho sempre avuto troppo senso dell'umorismo e la peggiore delle curiosità di vivere  (nonchè il terrore del dolore fisico) per un gesto così netto. Perciò il suicidio è un'esperienza della solitudine, non della moltitudine: capiterà se deve capitare, e nessuna parola potrà fermarlo. Tantomeno le mie.


Non ti scrivo per persuaderti a vivere. Il 2010 è stato un anno generalmente faticoso per chiunque, il mondo è impazzito, ha dimenticato di fermarsi a guardare la bellezza di una poesia, hai idea di che cosa voglia significare verde que te quiero verde nel ventunesimo secolo? Niente. E il tuo Nietzsche uguale, piuttosto che i suoi libri ti consiglio di imbracciare in mano una copia rigorosamente stampata delle carte di WikiLeaks. E perché mai ascolti Tim Buckley e parli di morte bella? Oggi la morte è uno schianto, il suicidio è un lusso. Sai che si può morire in incidenti terribili, o in guerre tra bande, per fame, per povertà, per cancro, persino attaccati a un macchinario in una sala di rianimazione in cui tutti ti negano il diritto di andartene, e quella è una morte dolorosissima. In confronto il suicidio che si culla in Buckley e in tutte le cose belle della vita intorno è un lusso, è un vizio che non possiamo concederci in questo occidente malato (e se proprio vuoi un vizio occidentale, fuma, spendi i soldi in sigarette, prima o poi arriverai allo stesso inevitabile risultato).

La morte è tremenda, anzitutto perché si presenta come una mancanza, la persona che va via lascia il vuoto, neanche le sedie e le stanze sono più le stesse; saltano in aria i kamikaze in Israele, muoiono ogni giorno in Africa gli abbandonati della storia, si condannano alla morte per la libertà di scrivere e parlare nei regimi del mondo; e vuoi mettere la violenza, le donne umiliate e torturate, sventrate e violentate, lapidate e schiaffeggiate? E’ tutto così violento che spararsi un colpo di pistola non ha senso, e lo dico senza scampare da questo pensiero. Spararsi un colpo di pistola (ammesso che tu voglia sul serio farlo) è l’imperdonabile lusso di un viziato occidentale.

La vita è violenta, vero, ma anche appassionata. L’ossessione della morte si può sostituire con milioni di ossessioni: gli occhi di qualcuno, la lettura dell’intera opera di Eduard Limonov, un viaggio a New York, un corso per sommelier, la discografia dei Beatles, una passeggiata all’alba, la scrittura di una raccolta di racconti o la scoperta del punk. Di tutte queste fregnacce puoi anche diffidare, giacchè io non insegno niente, rispondo, e rispondo senza realmente sapere se diffidare o meno da quello che mi hai scritto. Per cortesia. E se proprio non sei una provocazione, e vuoi farlo (esasperata), t'accompagni Preghiera in gennaio.




permalink | inviato da desaparecida il 9/12/2010 alle 13:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

22 novembre 2010

* camminando nel mio paese - parte prima (o anche introduzione)

Cari anti-berlusconiani dell’ultim’ora, ma dov’eravate mentre il paese si ammalava? Mentre si consumava la decadenza morale e sociale, in un silenzio complice vittima delle televisioni più insulse, dei raggiri di stato, delle verità nascoste, mai dette ad alta voce. Dov’eravate il 13 e 14 aprile del duemilaeotto, giornate calde in cui vi vantavate d’essere la maggioranza con lo sprezzo verso quelli che avevano perso; e perché pochi mesi dopo eravate nelle piazze, a protestare contro i tagli alla scuola, alle università, e poi quelli alla cultura, e poi le proteste per difendere il posto di lavoro, e il diritto al futuro, l’invasione della monnezza, etcetera etcetera (se la matematica non è un’opinione, dovevate esserci anche voi). Dov’eravate mentre qualcuno millantava che Dell’Utri era un mediatore tra picciotti e picciotti, con quali fedeli omertosi condividevate i segreti di pulcinella di questo paese delirante? E il vostro scandalo per tutte le verità che non abbiamo mai potuto conoscere su omicidi e stragi, il vostro scandalo per una Lega sempre più forte che minacciava separatismi neanche fossimo tornati ai tempi dei Comuni d’Italia, il vostro scandalo per come montava su il razzismo, la paura, l’ossessione, l’ignoranza; lo scandalo del contraddire dov’era?! Con quale coraggio vi avventate come avvoltoi sulle macerie di questa decadenza che fa male agli occhi e all’anima?
Mi piace ricordare sempre una storia che cita Milan Kundera ne L’insostenibile leggerezza dell’essere, una storia troppo antica per essere di moda oggi. E’ quella di Edipo, che non è solo un complesso per psicologi, ma anche il racconto di un uomo che, scoperto d’avere inconsapevolmente ucciso il proprio padre e fatto l’amore con la propria madre, acceca se stesso attanagliato dai sensi di colpa. ‘’Je lève la main, je suis responsable’’ – Edipo sentiva d’essere responsabile pur essendo innocentemente inconsapevole del proprio intimo delitto. Che bella anima che aveva Edipo, chissà in quanti pensano ‘’povero fesso’’ a sentire questa favola. Perché l’Edipo di oggi è più moderno, anzi (parafrasando Scalfari) contemporaneo: sa, conosce, è consapevole, eppure per lavare le proprie colpe gli basta buttarsi nella corrente di Eraclito e proclamarsi liberale. L’acqua fredda lava tutto, è provato che le macchie si tolgono con l’acqua sin dai tempi dell’antica Grecia, e prima ancora.

E cos’è che vi ha fatto scandalizzare tanto per diventare ‘’anti-berlusconiani’’, un termine che troppo spesso avete aborrito con l’atteggiamento schizzinoso di chi lascia certi sentimenti primordiali ad orde di comunisti invidiosi. Avete per caso scoperto che non esistevano solamente comunisti invidiosi e sovversivi, ma anche persone con degli ideali, veramente affrante per come veniva martoriata l’Italia? Non credo. E perché dovremmo lasciarlo a voi questo speciale modo di intendere le cose, perché gli ideali dovremmo lasciarli a voi complici silenti fino all’altro ieri? Cos’è questo attacco improvviso di revanscismo patriottico che vi è sceso sulle capozze come uno spirito santo illuminante? In quale momento di quale giornata d’autunno v’è venuta voglia di scoprire tutte le verità nascoste del nostro paese, in quale ora della notte avete gridato come eroici figuri d’altri tempi ‘’basta! è ora di ricostruire il paese!’’. E soprattutto perché dovremmo fidarci dei vostri perché, perché mai dovremmo affidare proprio a voi questa benedetta ricostruzione di cui favellate.

Non basta fare un bagno nel fiume di Eraclito per scoprire certi ideali: libertà, giustizia sociale, uguaglianza civile, non son cose che s’imparano nemmeno sui libri di diritto e filosofia, sono più simili ai signori di Totò, sono situazioni dell’anima, moti interiori. Per anni i vostri moti interiori vi hanno portato a sentire che era giusto e tollerabile rimanere complici di un signore che non aveva il minimo ritegno per questo genere di ideali, a cui interessava appena il gioco di se stesso – e questo signore non è mai cambiato, è sempre rimasto uguale, coerente (almeno lui), non è un Mussolini che passa dall'anticlericalismo ai Patti Lateranensi. E allora cos’è tutto quest’animo da ‘’rivoluzionari onesti’’, come se fosse un vostro speciale diritto? come se ve lo fosse conquistato? come fosse stato un difficile e duro cammino verso la libertà? Ma stiamo scherzando?! Noi ci avvelenavamo l’anima e ora dovremmo consegnare a voi (che siete gli stessi) il diritto di straparlare di certe cose, e di rifare eventualmente l’Italia?! Avete fatto le macerie, adesso – permettete – abbiate la dignità di lasciare la ricostruzione a qualcun altro (semmai ci sarà). Ma questo non accadrà, è appena un sogno, un augurio.




permalink | inviato da desaparecida il 22/11/2010 alle 11:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa

8 settembre 2010

* della situazione politica contemporanea (all’arrivo di settembre)

Tra tutte le dichiarazioni e le scemenze del caldo inizio di settembre ce n’è una che mi ha immediatamente illuminato sul prossimo futuro. No, non è stato Gianfranco Fini, l’uomo che ha avuto la finezza di prendere per il culo l’elettorato di destra usando gli stessi concetti della propaganda di sinistra con qualche gioco retorico qui e là (quando parla di tagli mette prima l’accento su quelli alle forze dell’ordine e poi quelli alla scuola, inversione che colpisce, ma che non significa altro che tagli a forze dell’ordine e scuola, insomma un fatto retrò datato duemilanove). Ma Fini ha un progetto, quantomeno un’idea della destra del futuro, una base da cui partire, insomma dietro le parole c’è qualcosa che nasce, qualunque calcolo costi. Se mi guardo dall’altro lato l’idea non la trovo, e capito su una dichiarazione a caso di una tal scrittrice vincitrice del Campiello, Michela Murgia, che si lamenta del premier: ‘’il sogno segreto di Berlusconi è di mandare via gli scrittori di sinistra: ci vorrebbe fuori dalle sue case editrici’’. E fa l’esempio di Saviano, come se un romanzo che racconta la camorra fosse letteratura di sinistra. Tutto questo mi ha posto inquieti interrogativi, del genere ‘’che cosa vuol dire essere uno scrittore di sinistra’’, almeno nell’idea della Murgia. Esistono davvero gli scrittori di sinistra, e cosa raccontano? Le storie sul precariato – di cui lei ha scritto – son storie di sinistra? La storia su un ricercatore dell’università sarebbe una storia di sinistra? Quali sono le storie di sinistra e quali quelle di destra? I demoni di Dostoevskij è un romanzo di sinistra per la figura del rivoluzionario Pëtr Stepanovic Verchovenskij che evoca la prossima venuta del socialismo? E Dostoevskij avrebbe mai riaffermato, ritirando un premio, il suo essere scrittore di destra, di sinistra, un whig, un tory, o quel che volete? Ma al di là di questi paragoni improbabili, che cos’è uno scrittore di sinistra oggi? Cosa diavolo scrive? Esistono parole di sinistra, un intero vocabolario? E qual è l’idea che ha della letteratura di sinistra la Murgia?

Credo che la Murgia per scrittore di sinistra voglia intendere pressappoco lo scrittore scomodo, con un’equazione molto semplice che tira in ballo e appiattisce sicuramente anche Pasolini e l’intellettuale scandaloso, un’equazione che arriva a far coincidere ciò che è scomodo e sfida la pruderie sociale alla sinistra (magari!). In una società in cui Fini è più scandaloso di Bersani i miei conti non si trovano. Deve essere passata qualche settimana, e chiedo già venia se mi sbaglio, da quando lessi su qualche blog ufficiale e qualche pagina di giornale di elogi smisurati alla nuova idea di Bersani per rilanciare il Partito Democratico, e mi affrettai alla ricerca di quell’idea e quell’intervista con vaga sorpresa. Ebbene, io non so mica se ci si anima così come davanti a un’oasi d’orrore in un deserto di noia, però la proposta di Bersani era: ‘’rifacciamo l’ulivo’’. Ma perché non chiamare anche Prodi ed evocare qualcuno dall’al di là? E’ questo il retroterra dell’intellettuale scomodo della Murgia? Prodi, l’Ulivo e la Bindi? E quali sarebbero questi scritti scomodi degli scrittori di sinistra tali da attirare l’ira di mister B?

Capirei avessimo uno scrittore di sinistra à la Bertold Brecht, quello sarebbe capace di scandalizzare anche quei rimasugli medievali del bel mondo solo con una parola a teatro di Galileo. Tutto ciò mi apre alla riflessione, che ne è delle parole scomode?dello scandalo?del non politicamente corretto? Insomma delle parole vere, delle idee autentiche, quelle dette e non sussurrate, quelle nuove che non si ha paura di ribadire. Davvero l’unica occasione di scandalo dell’Italia del ventunesimo è il cazzeggio libero su mister B? E una volta che ce ne saremo liberati, perché presto o tardi sta per accadere, resteremo vittime del virus del berlusconismo? Cosa diremo in quel giorno magnifico?

Probabilmente Fini parlerà della sua idea di destra, e la Murgia non potrà più lamentarsi di nessuno, sarà costretta a scrivere ‘’cose di sinistra’’ senza millantare censure, sarà costretta a pronunciare un discorso sulla letteratura (quelle dommage!) ritirando il Campiello. Si sentirà ancora scrittrice di sinistra quel giorno?o, tolto Berlusconi, sarà diventata semplicemente una scrittrice? Una che non pensa più all’epurazione. E, diventata la Murgia una scrittrice che non sa più cosa significa essere di sinistra, che non ha più le coordinate per capire cosa vuol dire l’essere di sinistra, che ne sarà quel giorno del Partito Democratico? Cosa caccerà dal cappello, un post-Ulivo della post-modernità? Insomma, che ne sarà dell’anima di sinistra?parlo delle viscere profonde, e della sua metaphisica.
Saranno giorni bui per le anime in diaspora, tutti dovranno capire da che parte stare senza capire qual è la linea di confine. Saranno giorni alla Flavia Vento.




permalink | inviato da desaparecida il 8/9/2010 alle 16:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa

14 maggio 2010

* sulle tracce di mourinho

(in alto, su gentile concessione, una rarissima immagine del nostro)

Si, lo so, a molti di voi – ignari dell’esistenza di una letteratura portoghese che non sia Fernando Pessoa o un suo eteronimo (compreso Josè Saramago) – il cognome Mourinho si lega indissolubilmente al nome Josè, uomo scontroso, che figurerebbe magnificamente in una collezione storica di caratteracci, da Rick Blaine a Oriana Fallaci ed Ezra Pound. Chissà se pure Josè ignora l’esistenza di tale compatriota, oppure se a tarda sera recita ‘’La siete Armanas’’ nello spogliatoio dell’Inter, canto d’incitamento introvabile ai più, equivalente vincente della danza haka maori degli All Black. Questo non ci è dato saperlo.

1. ‘’Di come ho saputo di Antonio Maria Mourinho’’
Ho sempre odiato le domande a trabocchetto.
Non è vero, anni fa mi dilettavo a fare di queste domande per sincerarmi sulle mie affinità elettive con gli altri. Ne ricordo una in particolare, che faceva parte di una serie di domande a risposta multipla, e che poteva essere apparentemente innocua quanto incomprensibile: ‘’ti piace il vintage?’’. In un’epoca in cui ponevo la domanda soprattutto a coetanei poco attenti e curiosi, la maggior parte delle risposte era ‘’non so cosa diavolo sia’’, così da finire nella zona di ‘sincera incompatibilità’. A quel punto iniziavo a spiegare cos’era questo vocabolo straniero e straniante (neanche stessi parlando di camp) con un accozzaglia di luoghi comuni su vecchi jeans a zampa, borse usate e libri da mercatini, quelli dall’odore fascinoso; dopodiché in genere c’era una risposta basita da uno sguardo che lasciava intendere ‘’si, ma ora possiamo scopare?’’. E come avrei potuto scopare con qualcuno che non s’impegnasse neanche a simulare una ‘’falsa compatibilità’’ tentando una qualunque risposta a intuito?Apparentemente tutto questo sembra non riguardare Antonio Maria Mourinho. E tuttavia era solo l’inutile premessa per narrare di quel giorno di metà maggio in cui mi si chiese ‘’cosa ne pensi di Mourinho’’, ed essendo io parte di quelli che credono che Josè Saramago sia un eteronimo postumo di Pessoa; e dato che – peraltro – non trattavasi neanche di un test delle affinità elettive, ma di una domanda semplice, buttata lì, mi sono chiesta se non mi trovassi di fronte un ‘’collezionista di caratteracci’’ in vena di esaltare l’egomania di Josè. E – debbo dirlo! – a me Josè Mourinho ha sempre affascinato, e l’ho sostenuto, come si sostiene un qualsiasi Pereira. Ero innocentemente inconsapevole dell’esistenza del Mourinho originale, autore ignoto della letteratura portoghese, il mio personale e karmico vintage.

2. ‘’Di come mi sono messa sulle tracce di Antonio Maria Mourinho’’
In un mondo che pullula di mezzi di trasporto veloci e low cost, ho scelto google. Esiste un Centro de Estudos Antonio Maria Etc, a Miranda del Douro (jesus!); sorpassati i miei iniziali problemi con la lingua portoghese, essendomi addirittura ricordata come pronunciare le prime lettere dell’alfabeto in portoghese (a – be – se), sul sito del centro ho trovato nientechepocodimenochè: niente. Da qualche altra parte si dice che è nato a Sendim il 14 Febbraio 1917, comincio a pensare che tra me e Antonio Maria ci sia una qualche affinità astrologica. Poi scopro che è una specie di prete che ha abbandonato la vita ecclesiastica per sposarsi e scrivere poesie. Ma allora anche il Portogallo ha una qualche speranza?

3. ‘’Di come ho annoverato Antonio Maria Etc tra le speranze portoghesi’’
In un’epoca in cui Ratzinger fa finta di essere uomo di fede e vola in Portogallo per annunciare al mondo disgrazie imminenti; in un Portogallo dove s’annidiano covi cattolici e pastorelli lisergici; in un Portogallo mistico di strane apparizioni, dove persino l’uomo più lucido – Fernando Pessoa – passava le notti a disegnare pianeti sui muri e interpretare le profezie sulla rinascita del Portogallo, nonché le gesta di Jacques de Molay; in un Portogallo talmente traviato, un uomo di cui nulla si sa come Antonio Maria Mourinho, ha abbandonato i voti al signore per la poesia. Non che abbia avuto tutti questi grandi risultati letterari, è addirittura offuscato da un allenatore di calcio insomma!; ma volevo onorarlo a futura memoria di quelli che su google saranno così speranzosi di trovare un risultato in italiano alla ricerca di Antonio Maria Mourinho (evitando il rischio di ritrovarsi sul sito di Panorama new ediction).


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permalink | inviato da desaparecida il 14/5/2010 alle 21:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa

29 aprile 2010

* appunto di mezzodì

Berlusconi che si libera di Bocchino è il colmo.




permalink | inviato da desaparecida il 29/4/2010 alle 14:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

26 aprile 2010

* estratto da 'lettere dalla terra' di mark twain

Dio aveva avvertito l'uomo e la donna di non mangiare del frutto di un certo albero. E aveva aggiunto uno strano commento: egli disse che se avessero mangiato di quel frutto sarebbero certamente morti. Strano per la ragione che, non avendo mai visto prima un esempio di morte, essi non avrebbero potuto capire quello che egli voleva dire. A questo punto un serpente venne a cercarli privatamente, e li avvicinò camminando in posizione eretta, all'uso dei serpenti di quei tempi. Il serpente disse che il frutto proibito avrebbe colmato le loro menti vuote con la conoscenza. Di conseguenza essi lo mangiarono, il che fu abbastanza naturale essendo l'uomo concepito in modo che egli desideri ardentemente conoscere; mentre il prete, come Dio, di cui è imitatore e rappresentante, ha fatto dell'impedire a esso di imparare qualsiasi cosa utile il proprio ufficio fin dal principio. Adamo e Eva mangiarono il frutto proibito e all'improvviso una grande luce si riversò nelle loro deboli menti. Avevano acquistato la conoscenza. Che conoscenza... conoscenza utile? No; solo conoscenza che c'era una certa cosa chiamata Bene, e una certa cosa chiamata Male, e come commettere il male. (...)
Molto bene, Adamo e Eva adesso sapevano che cos'era il male, e come farlo. Sapevano come fare una varietà di cose immorali, e tra queste una più di altre; quella che più di altre aveva occupato la Divina attenzione: l'arte e il mistero del rapporto sessuale. Per essi fu una magnifica scoperta e smisero di bighellonare nell'ozio per dedicare a esso tutta la loro attenzione povere esultanti giovani cose! Nel mezzo di una di queste celebrazioni sentirono Dio passeggiare nel bosco, che era una sua abitudine pomeridiana, e furono presi dalla paura. Perché? Perché erano nudi. Prima non se ne erano mai accorti. Prima non ci avevano mai fatto caso. Nemmeno Dio. (...)
Naturalmente penserete che la minaccia di punire Adamo e Eva per aver disubbidito non fu ovviamente eseguita, dal momento che non avevano creato se stessi, né la loro natura né i loro impulsi né le loro debolezze, e dunque non erano giustamente soggetti al comando di alcuno, né responsabili verso alcuno dei propri atti. Vi sorprenderà sapere che la minaccia fu eseguita. Adamo e Eva furono puniti, e quel crimine trova difensori ancora oggi. La sentenza di morte fu eseguita. Come vedete, l'unica persona responsabile per il delitto della coppia la fece franca e non solo la fece franca ma divenne il boia degli innocenti. (...)
Molto bene, Dio cacciò Adamo e Eva dal Giardino, e alfine li assassinò. Tutto per aver disubbidito a un comando che non aveva diritto di pronunziare. Ma non si fermò qui, come vedrete. Egli ha un codice morale per sé e uno completamente diverso per i suoi figli. Ai suoi figli chiede di trattare giustamente e benevolmente i peccatori, e di perdonarli settanta e sette volte; mentre egli non tratta giustamente né benevolmente nessuno, e non perdonò a quella prima coppia di giovanetti ignoranti e sprovveduti il loro primo piccolo peccato dicendo: «per questa volta potete andare, vi do un'altra possibilità». Al contrario! Egli elesse di punire i loro figli di tutte le epoche fino alla fine del tempo per un peccato insignificante commesso da altri prima che fossero nati. La punizione è ancora in atto. In forme attenuate? No, in forme atroci.




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23 aprile 2010

* amo il mio secolo perverso

Tanti sforzi per contrattare il prezzo di anelli e bracciali dai vucumpra, e poi arrivano loro a rovinare la poesia.




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19 aprile 2010

* cause they are many

Ho sempre pensato che prima o poi la massa di concorrenti tv che si riproducono continuamente dovesse finire, eppure il fondo non arriva.




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11 aprile 2010

* elogio della mano sinistra

Nell'impossibilità a tempo indeterminato di usare la mano destra ho deciso di far l'elogio alla sinistra, che darwinianamente ha già imparato a tagliare il pane, battere a macchina da sola nonchè dimenarsi con la carta igienica e le forchette.

Attività che ho scoperto essere già preferenzialmente mancine: fumare, fare gestacci, bere. Insomma potenzialmente certi vizi vengono dal mio lato mancino dell’essere, e anche questo potrebbe avere una valenza darwiniana, nel senso che le dinamiche dell’adattamento vorrebbero far sopravvivere un certo mio lato dell’essere che privilegia bere vino e accendere una sigaretta, tuttavia non contemporaneamente. In effetti una delle più amare scoperte del mancinismo solitario è l’unicità di ogni attività, per esempio non posso far gestacci mentre taglio il pane, e per scrivere un post devo battere una lettera per volta. Mi sembra di aver finalmente carpito cosa intendeva Kundera quando in quel romanzo ripeteva che ogni evento della vita è unico e non possiamo per questo sapere qual è la scelta migliore di fronte ad esso. In effetti non riesco a decidere mentre scrivo se sia il caso o meno di accendere una sigaretta ora, e interrompere il flusso, evento paragonabile a quando Tomas si trova alla porta Teresa e sconsideratamente decide di farla entrare nella sua vita perdendo tutti i privilegi del viveur. Teresa è il mancinismo solitario dell’essere che non ammette più contemporaneità. Dunque, con qualche forzatura di sillogismo, il mancinismo solitario è pesante, e non dovrei elogiarlo, lo faccio solo per darwinismo auto-inculcatomi, neanche poi fossi darwinista! Figuriamoci, adoro la leggerezza della mano destra!

Attività che ho scoperto essere esclusivamente destre: scrivere su carta. Lo so, ormai dovrebbe essere passata in desuetudine la moda del taccuino e del foglio di carta, ma quando ho iniziato a scrivere per il gusto di farlo erano gli anni Novanta e avevo un’agenda rossa (che a confronto di quella famosa era completamente ignota e innocua, eppure mi fu rubata dal mio amico C. che ha sempre adorato l’arte di farsi i cazzi miei con l’estorsione – ahi! il destino delle agende rosse oggi me le fa preferire scure!). (Piccola nota per C. : si, lo so già che mi stai dando dell’esagerata, in phondo la nostra amicizia negli anni Novanta si basava sull’equilibrio della mutua estorsione, tu mi rubavi I fiori del male e Lo scherzo, e io Cime tempestose e il Notre-Dame; e tu una volta riuscisti addirittura con destrezza – altro richiamo alla destrezza dell’essere – a sfilarmi un libro di Nietzsche da sotto il naso per prestarlo a una tua fiamma che per giunta e per sua fortuna non ci avrebbe capito un cazzo. Tuttavia la mutua estorsione non mi sembra paragonabile a rubare un’agenda rossa, tanto più che tu non hai mai scritto, e cosa avrei dovuto rubarti io per risarcirmi, i soldi dalle tasche? A memoria, non mi pare d’averlo fatto, dunque ti basti sapere che come risarcimento terrò il bottino dei Novanta). Tornando alla leggerezza della mano destra, devo dire che negli anni mi ha dato le migliori soddisfazioni, come quella di toccare qualche tela di nascosto, o imparare ad usare le bacchette dal cinese, o far suonare comunque la chitarra nei falò anche in quei momenti in cui la sinistra stava prendendo l’accordo sbagliato, o semplicemente in un accarezzarsi, toccarsi, nello scrivere versetti d’amore e guerra, in un saluto alla stazione, nel voltare le pagine di un diario beat, nel firmare una petizione. Insomma la mano destra è tutto quello che associo in qualche modo non alla virtù, ma alla libertà, e i vizi senza la libertà mi sembrano così vuoti. Voglio dire, potrei anche rubare un libro a qualcuno ma a che mi servirebbe se non posso sottolinearlo, scriverci sopra, e tutte quelle cazzate che mi piace fare per farlo invecchiare? O potrei anche accendere una sigaretta, ma diventerebbe prioritaria come un cancro. In effetti quella che ho acceso adesso fa schifo. (pausa)

Attività ambidestre: qualunque attività, pure il tennis. Sono le mie preferite, uniscono vizio e libertà, possono essere pesanti e leggere a piacimento, e contemporanee. Tomas potrà anche continuare a dormire con Teresa, ma se vuole potrà andarsene, restare, cambiare idea, essere fedele o no. Esempi di attività ambidestra: mantenere il pane con la sinistra e tagliare con la destra (non sottovalutare); porgere i soldi con la destra e prendere l’acquisto con la sinistra, o viceversa, insomma gran velocità; prendere qualcuno alle spalle con le due mani sugli occhi; molestare un bambino usufruendo di entrambe le mani (ah no, questa non mi riguarda!).




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30 marzo 2010

* love will tears us apart, again

Da quando mi hanno rubato l'amore vivo un conflitto col mio animo hippie.

Che poi, perchè mai il popolo dell'amore usa saponette anti-immigrati? C’è da dire che la distribuzione è gratuita, e che il punto di vista giusto è amore per l’igiene, non odio per lo sporco (immigrato).

L’amore si è diffuso specialmente in zone rurali quali la ridente Casal di Principe, dove circa l’80% dei cittadini sono espressione d’un amore puro, e il restante 19% è messa in scena dell’odio.

L’amore è sceso in Calabria, e salito fino in Piemonte con l’aiuto degli anticonformisti dell’amore, i grillini, le pecore nere di famiglia che tornano sempre a casa a chieder perdono al padre, tutta scena il loro odio per attrarre l’attenzione da una famiglia distratta. Ora Papà li ha perdonati.

L’amore ha preso le strane sembianze di un Carroccio, può sembrare atipico agli occhi di chi l’ha sempre visto raffigurato in pose più pacate (arcobaleni, baci o – per giunta – un dannato fiore nei capelli), ma questi son rimasugli reazionari di chi ancora non ha compreso l’evoluzione dell’amore, e la prima legge dell’amore: l’amore è darwiniano. Procede per adattamenti, e scarta quello che non è vantaggioso. I Beatles cantavano, tutto ciò di cui hai bisogno è l’amore, ma forse loro avevano in mente quello creazionista. Altrimenti è colpa di un bad trip.
Del resto anche una brutta dose di Polverini può causare un bad trip.




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27 gennaio 2010

*

 Tributo a Bukowski in un giorno qualunque.




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20 dicembre 2009

*

 E adesso arrestatela!




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24 settembre 2009

* just a pic

23 giugno 2009

* nota a piè di pagina

Il mio anticlericalismo è più forte del mio antiberlusconismo.




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20 aprile 2009

* niente crollerà, ma la barba di ahmadinejad




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2 aprile 2009

* il ventennio secondo

Era il duemilaennove l'anno in cui ci accorgemmo di essere incappati nel secondo ventennio, il fatto è che non ne aveva troppo l'aria perchè eravamo distratti a consumare e pensare all'oltrefontiera come una scappatoia. Fu in quei giorni che andai a comprare le sigarette e me ne accorsi, perchè lessi un titolo di giornale, o forse perchè vidi quel tizio che aveva partecipato a quel certo convegno-show del Partito che mi urtava contro, e dissi, facendo finta di parlare ad alta voce ''siamo in regime''. O forse me ne resi conto quando un venerdì a tavola una X disse, ''ma oggi è venerdì, non si mangia carne, stiamo peccando tutti'', e perchè non l'insalata? Mai capito come scelgono i menu quelli del regime.




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1 aprile 2009

* E andammo a comprare le sigarette per sfuggire al ventennio secondo

Anche detto partito.




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30 marzo 2009

* aforisma meno astemio

Non so se siamo nell'ora legale o illegale, di sicuro il tempo da domenica scorsa s'è fatto illegale.




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19 marzo 2009

* l'indirizzo che compare alla fine - manco a dirlo - è stato rimosso




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10 marzo 2009

*

 La verità vi prego sull'orrore.




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6 marzo 2009

*

Mi hai insegnato una cosa, anzi tre cose. Tre cose non saran mai credute, quella vera, quella probabile, quella logica. (J. Steinbeck)




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27 febbraio 2009

* cannonaute

L'invasione della letteratura da parte della politica doveva avvenire. Doveva avvenire, anche se non fosse sorto il problema del totalitarismo, perché noi abbiamo sviluppato una sorta di rimorso che i nostri nonni non avevano, una consapevolezza dell'enorme ingiustizia e miseria del mondo, e un senso di colpa che ci spinge ad agire in qualche modo e che rende impossibile un atteggiamento puramente estetico verso la vita. - George Orwell -




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19 febbraio 2009

*



Non è opera mia, ma dopo averlo ricevuto non potevo ignorarlo.




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