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in certi posti del mondo essere conservatori è più progressista di essere progressisti in italia
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il giorno in cui mi daranno ragione penserò di avere torto



    
 Hey Joe, where you goin' with that gun in your hand




IO VENDO FUMO

 

 

- perché credevo in Kuwait si andasse al mare e invece si va per lavorare nel deserto

- perché credevo Saragoza in Andalusia

- perché le cattedrali del dis-atteggiamento sono tutte arrossite alla vista di Notre-Dame


 vendo fumo

- perché non so fare altro & perché aspiro a morire con la signora Libertà in mezzo alle cosce

- eppure se dovessi immaginarmela la vedrei ORA ai bordi di un treno solitario occhieggare ai passanti digrignare i denti in un falso sorriso imborghesito come se la felicità fossero un paio di labbra complici



io vendo fumo

- perché sono una nomade col vizio della stabilità

- perché ciò che amo è l’incidente di amare
la febbre di sapere il nulla

- perché credevo che gennargentu fosse una capitale araba intrisa di lussuria e sceicchi e m’illudevo che l’hijab m’ avrebbe coperto la bava alla bocca

- perché a Beirut si predicavano i miracoli del Kuraan, e tutte le studentesse della rivoluzione dei cedri ascoltavano furiose le vecchiette sagge



e mentre io vendo fumo
qualcuno si sta convertendo
o desidera convertirmi
o illudermi coi suoi giochi
di prestigio

 

mentre io vendo fumo
qualche arrosto va in fumo
le battaglie si consumano
e sempre gli stessi vincono

 



 L' AMOUR  - 1 (la mort)



LE MEPRIS - 2

 

LA LIBERTE' - 3


LA GU ERR E ET L A PA I X - (o Masculin, Feminin - Yin et Yang) - 4


LA POESIE (l'Art, l'Expression, la Creation, l'Hurle ment ) - 5



LA DESTRUCTION - (5 & unquarto de la tarde)

Quando il mondo sarà ridotto a un solo bosco nero per i nostri quattro occhi attoniti, in una spiaggia per due fanciulli fedeli, in una casa musicale per la nostra chiara simpatia, io vi ritroverò.
A. Rimbaud


THE RENAISSANCE

 









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30 marzo 2012

* finchè dura

Se qualcuno ha pazienza, mi può ri-leggere qui.




permalink | inviato da desaparecida il 30/3/2012 alle 14:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

16 maggio 2011

*

Aahhhhhhhhhh!




permalink | inviato da desaparecida il 16/5/2011 alle 23:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

9 dicembre 2010

* camminando nel mio blog

Si vede ormai che dimentico il mio blog come una terra brada di cui ti ricordi solo quando devi pagare l'Ici. Per questo leggo solo ora lo sfogo notturno di un'anonima (talmente anonima da firmarsi A) in un commento ad un mio post, e non me ne voglia se lo riporto qui, ma visto che si presenta come una mia lettrice saltuaria è bene che io le risponda sulla delicata questione del suicidio. Questo è il suo commento, testuale.

''ho letto molti dei tuoi post. vorrei darti un’idea sul come,perchp ieri pomeriggio in un momento di nichilismo e di esaltazione ho visto la mia morte,l’ho sentita,l’ho vissuta,sono stata veramente tentata di prendermela. era mentre riascoltavo un vecchio nastro con delle voci e all’improvviso tutta la vita è venuta a me per morire: mi ha detto è questo l’attimo, che te ne importa del resto?hai già dato,hai già vissuto. e mi sono vista completamente circondata di carte e fogli bianchi o scritti, tutto quello che sono insomma: e una copia di un libro di nietzsche in mano (che è la fine,il totale), e tutto intorno quello che mi ha segnato con la musica alta volume di Tim Buckley che urla Phantasmagoria in Two o Hallucinations. era così bella che mi ha fatto rimpiangere di non avere una pistola: mi sarei lasciata sedurre dalla mia padrona per sempre,la morte bella. purtroppo poi…non ho mai avuto la pistola al momento giusto''

Cara A(nonima), proprio ieri pensavo al suicidio come un'esperienza della solitudine, voglio dire non ci si incontra al bar per organizzare suicidi di gruppo come compromessi esistenziali, in generale è una tortura che si matura in una testa soltanto, dura un attimo, stai prendendo la metropolitana assaltata dai pensieri e hai l'istinto di quietarli gettandoti sotto il treno, à la Anna Karenina (non escludo che A stia per Anna Karenina, è un personaggio della tragedia). Lo pensavo perchè una ragazza me ne parlava, diceva un po’ scherzando che ascoltando Nick Drake aveva pensato alla carezza della morte, e io confessavo che era capitato anche a me, come a tutti, e mi proponeva per giuoco di farlo insieme, ma io ho sempre avuto troppo senso dell'umorismo e la peggiore delle curiosità di vivere  (nonchè il terrore del dolore fisico) per un gesto così netto. Perciò il suicidio è un'esperienza della solitudine, non della moltitudine: capiterà se deve capitare, e nessuna parola potrà fermarlo. Tantomeno le mie.


Non ti scrivo per persuaderti a vivere. Il 2010 è stato un anno generalmente faticoso per chiunque, il mondo è impazzito, ha dimenticato di fermarsi a guardare la bellezza di una poesia, hai idea di che cosa voglia significare verde que te quiero verde nel ventunesimo secolo? Niente. E il tuo Nietzsche uguale, piuttosto che i suoi libri ti consiglio di imbracciare in mano una copia rigorosamente stampata delle carte di WikiLeaks. E perché mai ascolti Tim Buckley e parli di morte bella? Oggi la morte è uno schianto, il suicidio è un lusso. Sai che si può morire in incidenti terribili, o in guerre tra bande, per fame, per povertà, per cancro, persino attaccati a un macchinario in una sala di rianimazione in cui tutti ti negano il diritto di andartene, e quella è una morte dolorosissima. In confronto il suicidio che si culla in Buckley e in tutte le cose belle della vita intorno è un lusso, è un vizio che non possiamo concederci in questo occidente malato (e se proprio vuoi un vizio occidentale, fuma, spendi i soldi in sigarette, prima o poi arriverai allo stesso inevitabile risultato).

La morte è tremenda, anzitutto perché si presenta come una mancanza, la persona che va via lascia il vuoto, neanche le sedie e le stanze sono più le stesse; saltano in aria i kamikaze in Israele, muoiono ogni giorno in Africa gli abbandonati della storia, si condannano alla morte per la libertà di scrivere e parlare nei regimi del mondo; e vuoi mettere la violenza, le donne umiliate e torturate, sventrate e violentate, lapidate e schiaffeggiate? E’ tutto così violento che spararsi un colpo di pistola non ha senso, e lo dico senza scampare da questo pensiero. Spararsi un colpo di pistola (ammesso che tu voglia sul serio farlo) è l’imperdonabile lusso di un viziato occidentale.

La vita è violenta, vero, ma anche appassionata. L’ossessione della morte si può sostituire con milioni di ossessioni: gli occhi di qualcuno, la lettura dell’intera opera di Eduard Limonov, un viaggio a New York, un corso per sommelier, la discografia dei Beatles, una passeggiata all’alba, la scrittura di una raccolta di racconti o la scoperta del punk. Di tutte queste fregnacce puoi anche diffidare, giacchè io non insegno niente, rispondo, e rispondo senza realmente sapere se diffidare o meno da quello che mi hai scritto. Per cortesia. E se proprio non sei una provocazione, e vuoi farlo (esasperata), t'accompagni Preghiera in gennaio.




permalink | inviato da desaparecida il 9/12/2010 alle 13:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

22 novembre 2010

* camminando nel mio paese - parte prima (o anche introduzione)

Cari anti-berlusconiani dell’ultim’ora, ma dov’eravate mentre il paese si ammalava? Mentre si consumava la decadenza morale e sociale, in un silenzio complice vittima delle televisioni più insulse, dei raggiri di stato, delle verità nascoste, mai dette ad alta voce. Dov’eravate il 13 e 14 aprile del duemilaeotto, giornate calde in cui vi vantavate d’essere la maggioranza con lo sprezzo verso quelli che avevano perso; e perché pochi mesi dopo eravate nelle piazze, a protestare contro i tagli alla scuola, alle università, e poi quelli alla cultura, e poi le proteste per difendere il posto di lavoro, e il diritto al futuro, l’invasione della monnezza, etcetera etcetera (se la matematica non è un’opinione, dovevate esserci anche voi). Dov’eravate mentre qualcuno millantava che Dell’Utri era un mediatore tra picciotti e picciotti, con quali fedeli omertosi condividevate i segreti di pulcinella di questo paese delirante? E il vostro scandalo per tutte le verità che non abbiamo mai potuto conoscere su omicidi e stragi, il vostro scandalo per una Lega sempre più forte che minacciava separatismi neanche fossimo tornati ai tempi dei Comuni d’Italia, il vostro scandalo per come montava su il razzismo, la paura, l’ossessione, l’ignoranza; lo scandalo del contraddire dov’era?! Con quale coraggio vi avventate come avvoltoi sulle macerie di questa decadenza che fa male agli occhi e all’anima?
Mi piace ricordare sempre una storia che cita Milan Kundera ne L’insostenibile leggerezza dell’essere, una storia troppo antica per essere di moda oggi. E’ quella di Edipo, che non è solo un complesso per psicologi, ma anche il racconto di un uomo che, scoperto d’avere inconsapevolmente ucciso il proprio padre e fatto l’amore con la propria madre, acceca se stesso attanagliato dai sensi di colpa. ‘’Je lève la main, je suis responsable’’ – Edipo sentiva d’essere responsabile pur essendo innocentemente inconsapevole del proprio intimo delitto. Che bella anima che aveva Edipo, chissà in quanti pensano ‘’povero fesso’’ a sentire questa favola. Perché l’Edipo di oggi è più moderno, anzi (parafrasando Scalfari) contemporaneo: sa, conosce, è consapevole, eppure per lavare le proprie colpe gli basta buttarsi nella corrente di Eraclito e proclamarsi liberale. L’acqua fredda lava tutto, è provato che le macchie si tolgono con l’acqua sin dai tempi dell’antica Grecia, e prima ancora.

E cos’è che vi ha fatto scandalizzare tanto per diventare ‘’anti-berlusconiani’’, un termine che troppo spesso avete aborrito con l’atteggiamento schizzinoso di chi lascia certi sentimenti primordiali ad orde di comunisti invidiosi. Avete per caso scoperto che non esistevano solamente comunisti invidiosi e sovversivi, ma anche persone con degli ideali, veramente affrante per come veniva martoriata l’Italia? Non credo. E perché dovremmo lasciarlo a voi questo speciale modo di intendere le cose, perché gli ideali dovremmo lasciarli a voi complici silenti fino all’altro ieri? Cos’è questo attacco improvviso di revanscismo patriottico che vi è sceso sulle capozze come uno spirito santo illuminante? In quale momento di quale giornata d’autunno v’è venuta voglia di scoprire tutte le verità nascoste del nostro paese, in quale ora della notte avete gridato come eroici figuri d’altri tempi ‘’basta! è ora di ricostruire il paese!’’. E soprattutto perché dovremmo fidarci dei vostri perché, perché mai dovremmo affidare proprio a voi questa benedetta ricostruzione di cui favellate.

Non basta fare un bagno nel fiume di Eraclito per scoprire certi ideali: libertà, giustizia sociale, uguaglianza civile, non son cose che s’imparano nemmeno sui libri di diritto e filosofia, sono più simili ai signori di Totò, sono situazioni dell’anima, moti interiori. Per anni i vostri moti interiori vi hanno portato a sentire che era giusto e tollerabile rimanere complici di un signore che non aveva il minimo ritegno per questo genere di ideali, a cui interessava appena il gioco di se stesso – e questo signore non è mai cambiato, è sempre rimasto uguale, coerente (almeno lui), non è un Mussolini che passa dall'anticlericalismo ai Patti Lateranensi. E allora cos’è tutto quest’animo da ‘’rivoluzionari onesti’’, come se fosse un vostro speciale diritto? come se ve lo fosse conquistato? come fosse stato un difficile e duro cammino verso la libertà? Ma stiamo scherzando?! Noi ci avvelenavamo l’anima e ora dovremmo consegnare a voi (che siete gli stessi) il diritto di straparlare di certe cose, e di rifare eventualmente l’Italia?! Avete fatto le macerie, adesso – permettete – abbiate la dignità di lasciare la ricostruzione a qualcun altro (semmai ci sarà). Ma questo non accadrà, è appena un sogno, un augurio.




permalink | inviato da desaparecida il 22/11/2010 alle 11:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa

8 settembre 2010

* della situazione politica contemporanea (all’arrivo di settembre)

Tra tutte le dichiarazioni e le scemenze del caldo inizio di settembre ce n’è una che mi ha immediatamente illuminato sul prossimo futuro. No, non è stato Gianfranco Fini, l’uomo che ha avuto la finezza di prendere per il culo l’elettorato di destra usando gli stessi concetti della propaganda di sinistra con qualche gioco retorico qui e là (quando parla di tagli mette prima l’accento su quelli alle forze dell’ordine e poi quelli alla scuola, inversione che colpisce, ma che non significa altro che tagli a forze dell’ordine e scuola, insomma un fatto retrò datato duemilanove). Ma Fini ha un progetto, quantomeno un’idea della destra del futuro, una base da cui partire, insomma dietro le parole c’è qualcosa che nasce, qualunque calcolo costi. Se mi guardo dall’altro lato l’idea non la trovo, e capito su una dichiarazione a caso di una tal scrittrice vincitrice del Campiello, Michela Murgia, che si lamenta del premier: ‘’il sogno segreto di Berlusconi è di mandare via gli scrittori di sinistra: ci vorrebbe fuori dalle sue case editrici’’. E fa l’esempio di Saviano, come se un romanzo che racconta la camorra fosse letteratura di sinistra. Tutto questo mi ha posto inquieti interrogativi, del genere ‘’che cosa vuol dire essere uno scrittore di sinistra’’, almeno nell’idea della Murgia. Esistono davvero gli scrittori di sinistra, e cosa raccontano? Le storie sul precariato – di cui lei ha scritto – son storie di sinistra? La storia su un ricercatore dell’università sarebbe una storia di sinistra? Quali sono le storie di sinistra e quali quelle di destra? I demoni di Dostoevskij è un romanzo di sinistra per la figura del rivoluzionario Pëtr Stepanovic Verchovenskij che evoca la prossima venuta del socialismo? E Dostoevskij avrebbe mai riaffermato, ritirando un premio, il suo essere scrittore di destra, di sinistra, un whig, un tory, o quel che volete? Ma al di là di questi paragoni improbabili, che cos’è uno scrittore di sinistra oggi? Cosa diavolo scrive? Esistono parole di sinistra, un intero vocabolario? E qual è l’idea che ha della letteratura di sinistra la Murgia?

Credo che la Murgia per scrittore di sinistra voglia intendere pressappoco lo scrittore scomodo, con un’equazione molto semplice che tira in ballo e appiattisce sicuramente anche Pasolini e l’intellettuale scandaloso, un’equazione che arriva a far coincidere ciò che è scomodo e sfida la pruderie sociale alla sinistra (magari!). In una società in cui Fini è più scandaloso di Bersani i miei conti non si trovano. Deve essere passata qualche settimana, e chiedo già venia se mi sbaglio, da quando lessi su qualche blog ufficiale e qualche pagina di giornale di elogi smisurati alla nuova idea di Bersani per rilanciare il Partito Democratico, e mi affrettai alla ricerca di quell’idea e quell’intervista con vaga sorpresa. Ebbene, io non so mica se ci si anima così come davanti a un’oasi d’orrore in un deserto di noia, però la proposta di Bersani era: ‘’rifacciamo l’ulivo’’. Ma perché non chiamare anche Prodi ed evocare qualcuno dall’al di là? E’ questo il retroterra dell’intellettuale scomodo della Murgia? Prodi, l’Ulivo e la Bindi? E quali sarebbero questi scritti scomodi degli scrittori di sinistra tali da attirare l’ira di mister B?

Capirei avessimo uno scrittore di sinistra à la Bertold Brecht, quello sarebbe capace di scandalizzare anche quei rimasugli medievali del bel mondo solo con una parola a teatro di Galileo. Tutto ciò mi apre alla riflessione, che ne è delle parole scomode?dello scandalo?del non politicamente corretto? Insomma delle parole vere, delle idee autentiche, quelle dette e non sussurrate, quelle nuove che non si ha paura di ribadire. Davvero l’unica occasione di scandalo dell’Italia del ventunesimo è il cazzeggio libero su mister B? E una volta che ce ne saremo liberati, perché presto o tardi sta per accadere, resteremo vittime del virus del berlusconismo? Cosa diremo in quel giorno magnifico?

Probabilmente Fini parlerà della sua idea di destra, e la Murgia non potrà più lamentarsi di nessuno, sarà costretta a scrivere ‘’cose di sinistra’’ senza millantare censure, sarà costretta a pronunciare un discorso sulla letteratura (quelle dommage!) ritirando il Campiello. Si sentirà ancora scrittrice di sinistra quel giorno?o, tolto Berlusconi, sarà diventata semplicemente una scrittrice? Una che non pensa più all’epurazione. E, diventata la Murgia una scrittrice che non sa più cosa significa essere di sinistra, che non ha più le coordinate per capire cosa vuol dire l’essere di sinistra, che ne sarà quel giorno del Partito Democratico? Cosa caccerà dal cappello, un post-Ulivo della post-modernità? Insomma, che ne sarà dell’anima di sinistra?parlo delle viscere profonde, e della sua metaphisica.
Saranno giorni bui per le anime in diaspora, tutti dovranno capire da che parte stare senza capire qual è la linea di confine. Saranno giorni alla Flavia Vento.




permalink | inviato da desaparecida il 8/9/2010 alle 16:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa

13 giugno 2010

* per la serie le recensioni da ombrellone che nessuno farebbe mai e che qualcuno deve pur fare per non incorrere nel pericolo che preferiate qualcos'altro a un romanzo di passione estrema

Non compro mai libri nella sezione ultime uscite (insomma, non ho neanche finito la recherche), figuriamoci quelli dell’editore ‘Chiarelettere’, che è un po’ la succursale cartacea di Voglioscendere. Tuttavia l’altra mattina, non so in preda a quale masochistica ragione di costume, mi sono trovata a leggere uno scambio di battute epistolari tra Giuliano Ferrara e Barbara Spinelli sulle stragi, e quando mi capitano certi spunti sottomano e sono di umore sado inizio a fare di link in link, di sotto-recherche in sotto-recherche di bassa lega, fin quando non mi convinco della mia ignoranza, e per non continuare a collezionare allusioni da un lato e dall’altro, pur sapendo che non arriverò a niente, mi lascio persuadere dalla casualità (!) dell’uscita di ‘’L’agenda nera della seconda repubblica’’ di Lo Bianco e Rizza (in phondo ho già letto il loro ‘’Pronfondo nero’’ – debbono avere un’insana passione per il nero - e solo perché in quel preciso momento di quell’anno avevo un vivo interesse nel costruire connessioni tra Pasolini e Mattei). Dunque, guidata da un perverso istinto di cibarmi di stragismi all’italiana senza controindicazioni mediche, lo prendo. Cosa ancor più (s)tragi-triste, lo porto al mare.

Non mi capacitavo di come una donna che presumibilmente leggeva qualche romanzo di passione estrema poco più sotto del mio posto al sole (ma forse in realtà aveva in mano ‘’L’agenda rossa’’, e avremmo potuto fare come quei ragazzini che si scambiavano le figurine al mare), non mi capacitavo di come riuscisse a leggere stando a pancia in su e faccia al sole, e ho fatto notare a chi mi stava accanto che o stava solo facendo finta di leggere per posa o che io avevo qualche problema in certi contorsionismi. Ad ogni modo mi metto pancia sotto e scopro che la mia agenda nera era un libro diverso da come me lo immaginavo, insomma un elenco di date e avvenimenti dal 1992, sarebbe il momento di pentirsi dell’acquisto, ma non accettando il pentimento come modus vivendi decido di leggerlo. Fino alla morte di Borsellino sono una lettrice quasi appassionata, poi iniziano a susseguirsi pentiti, mafiosi, nascita di Forza Italia, dichiarazioni sempre-uguali di Berlusconi, la storia di Scarantino minuto per minuto, il tutto condito dall’onnipresenza di Ciancimino jn. Ma, mi dicevo tra un bagno e l’altro, non può essere che questi abbiano scritto un libro che finisca per riportare testualmente solo le deposizioni di Ciancimino e Spatuzza, avranno una tesi insomma, un’idea originale, qualche spunto nuovo, un arricchimento, un colpo di scena, un finale. E intanto andavo avanti, saltando di tanto in tanto la noiosa storia di Scarantino, a cui erano dedicate più date che a chiunque.

Ma niente. La conclusione è l’augurio di scoprire la verità, cosa che mi auguravo anche prima, ma meno bi-coloratamente. A quel punto mi rendo conto che l’Italia è un romanzo di Franz Kafka, perfettamente incompiuto, e di cui nessuno ha un finale. Uno vuol leggere una parte di quelli che credono di saperla tutta e neanche te la dicono chiaramente la loro idea, ti danno il lusso di dedurre. Ci si ben dispone ad aprirsi, e che si becca?un’insolazione (lato posteriore) a colpi di allusioni. Comunque sia è un romanzo che mi auguro vivamente si chiuda, non foss’altro che mi ha annerito un lato dell’essere e dell’apparire, vent’anni di ingloriosa storia comune (e non lo dico per il libro, tutt’altro), un montare crescente di prese per il culo (il mio è letteralmente offeso). Io misuro tutto in libertà, e con l’andare del tempo mi rendo conto che la libertà è sempre più soffocata; misuro tutto in una certa idea di giustizia atea e sociale, che perde sempre più d’importanza. E questo romanzo del ventennio è veramente triste, misero nei suoi personaggi e nelle sue idee. E’ un ventennio schifosamente reazionario, che ti batte sul sedere le sue peggiori intenzioni e trame. Che altro dire?
Buongiorno, notte di patimento ardente e insonne. E l'augurio (del resto nessuno sarà così idiota da pagare per il mio) di una buonanotte al ventennio.




permalink | inviato da desaparecida il 13/6/2010 alle 23:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

27 maggio 2010

* sta per nascere una wonderland ancora peggiore

''Ma ce l'avevano tenuta nascosta tutta questa crisi'', commento di una berlusconiana nelle ultime ore.
Bastava non credere a Wonderland.

14 maggio 2010

* sulle tracce di mourinho

(in alto, su gentile concessione, una rarissima immagine del nostro)

Si, lo so, a molti di voi – ignari dell’esistenza di una letteratura portoghese che non sia Fernando Pessoa o un suo eteronimo (compreso Josè Saramago) – il cognome Mourinho si lega indissolubilmente al nome Josè, uomo scontroso, che figurerebbe magnificamente in una collezione storica di caratteracci, da Rick Blaine a Oriana Fallaci ed Ezra Pound. Chissà se pure Josè ignora l’esistenza di tale compatriota, oppure se a tarda sera recita ‘’La siete Armanas’’ nello spogliatoio dell’Inter, canto d’incitamento introvabile ai più, equivalente vincente della danza haka maori degli All Black. Questo non ci è dato saperlo.

1. ‘’Di come ho saputo di Antonio Maria Mourinho’’
Ho sempre odiato le domande a trabocchetto.
Non è vero, anni fa mi dilettavo a fare di queste domande per sincerarmi sulle mie affinità elettive con gli altri. Ne ricordo una in particolare, che faceva parte di una serie di domande a risposta multipla, e che poteva essere apparentemente innocua quanto incomprensibile: ‘’ti piace il vintage?’’. In un’epoca in cui ponevo la domanda soprattutto a coetanei poco attenti e curiosi, la maggior parte delle risposte era ‘’non so cosa diavolo sia’’, così da finire nella zona di ‘sincera incompatibilità’. A quel punto iniziavo a spiegare cos’era questo vocabolo straniero e straniante (neanche stessi parlando di camp) con un accozzaglia di luoghi comuni su vecchi jeans a zampa, borse usate e libri da mercatini, quelli dall’odore fascinoso; dopodiché in genere c’era una risposta basita da uno sguardo che lasciava intendere ‘’si, ma ora possiamo scopare?’’. E come avrei potuto scopare con qualcuno che non s’impegnasse neanche a simulare una ‘’falsa compatibilità’’ tentando una qualunque risposta a intuito?Apparentemente tutto questo sembra non riguardare Antonio Maria Mourinho. E tuttavia era solo l’inutile premessa per narrare di quel giorno di metà maggio in cui mi si chiese ‘’cosa ne pensi di Mourinho’’, ed essendo io parte di quelli che credono che Josè Saramago sia un eteronimo postumo di Pessoa; e dato che – peraltro – non trattavasi neanche di un test delle affinità elettive, ma di una domanda semplice, buttata lì, mi sono chiesta se non mi trovassi di fronte un ‘’collezionista di caratteracci’’ in vena di esaltare l’egomania di Josè. E – debbo dirlo! – a me Josè Mourinho ha sempre affascinato, e l’ho sostenuto, come si sostiene un qualsiasi Pereira. Ero innocentemente inconsapevole dell’esistenza del Mourinho originale, autore ignoto della letteratura portoghese, il mio personale e karmico vintage.

2. ‘’Di come mi sono messa sulle tracce di Antonio Maria Mourinho’’
In un mondo che pullula di mezzi di trasporto veloci e low cost, ho scelto google. Esiste un Centro de Estudos Antonio Maria Etc, a Miranda del Douro (jesus!); sorpassati i miei iniziali problemi con la lingua portoghese, essendomi addirittura ricordata come pronunciare le prime lettere dell’alfabeto in portoghese (a – be – se), sul sito del centro ho trovato nientechepocodimenochè: niente. Da qualche altra parte si dice che è nato a Sendim il 14 Febbraio 1917, comincio a pensare che tra me e Antonio Maria ci sia una qualche affinità astrologica. Poi scopro che è una specie di prete che ha abbandonato la vita ecclesiastica per sposarsi e scrivere poesie. Ma allora anche il Portogallo ha una qualche speranza?

3. ‘’Di come ho annoverato Antonio Maria Etc tra le speranze portoghesi’’
In un’epoca in cui Ratzinger fa finta di essere uomo di fede e vola in Portogallo per annunciare al mondo disgrazie imminenti; in un Portogallo dove s’annidiano covi cattolici e pastorelli lisergici; in un Portogallo mistico di strane apparizioni, dove persino l’uomo più lucido – Fernando Pessoa – passava le notti a disegnare pianeti sui muri e interpretare le profezie sulla rinascita del Portogallo, nonché le gesta di Jacques de Molay; in un Portogallo talmente traviato, un uomo di cui nulla si sa come Antonio Maria Mourinho, ha abbandonato i voti al signore per la poesia. Non che abbia avuto tutti questi grandi risultati letterari, è addirittura offuscato da un allenatore di calcio insomma!; ma volevo onorarlo a futura memoria di quelli che su google saranno così speranzosi di trovare un risultato in italiano alla ricerca di Antonio Maria Mourinho (evitando il rischio di ritrovarsi sul sito di Panorama new ediction).


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permalink | inviato da desaparecida il 14/5/2010 alle 21:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa

29 aprile 2010

* appunto di mezzodì

Berlusconi che si libera di Bocchino è il colmo.




permalink | inviato da desaparecida il 29/4/2010 alle 14:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

26 aprile 2010

* estratto da 'lettere dalla terra' di mark twain

Dio aveva avvertito l'uomo e la donna di non mangiare del frutto di un certo albero. E aveva aggiunto uno strano commento: egli disse che se avessero mangiato di quel frutto sarebbero certamente morti. Strano per la ragione che, non avendo mai visto prima un esempio di morte, essi non avrebbero potuto capire quello che egli voleva dire. A questo punto un serpente venne a cercarli privatamente, e li avvicinò camminando in posizione eretta, all'uso dei serpenti di quei tempi. Il serpente disse che il frutto proibito avrebbe colmato le loro menti vuote con la conoscenza. Di conseguenza essi lo mangiarono, il che fu abbastanza naturale essendo l'uomo concepito in modo che egli desideri ardentemente conoscere; mentre il prete, come Dio, di cui è imitatore e rappresentante, ha fatto dell'impedire a esso di imparare qualsiasi cosa utile il proprio ufficio fin dal principio. Adamo e Eva mangiarono il frutto proibito e all'improvviso una grande luce si riversò nelle loro deboli menti. Avevano acquistato la conoscenza. Che conoscenza... conoscenza utile? No; solo conoscenza che c'era una certa cosa chiamata Bene, e una certa cosa chiamata Male, e come commettere il male. (...)
Molto bene, Adamo e Eva adesso sapevano che cos'era il male, e come farlo. Sapevano come fare una varietà di cose immorali, e tra queste una più di altre; quella che più di altre aveva occupato la Divina attenzione: l'arte e il mistero del rapporto sessuale. Per essi fu una magnifica scoperta e smisero di bighellonare nell'ozio per dedicare a esso tutta la loro attenzione povere esultanti giovani cose! Nel mezzo di una di queste celebrazioni sentirono Dio passeggiare nel bosco, che era una sua abitudine pomeridiana, e furono presi dalla paura. Perché? Perché erano nudi. Prima non se ne erano mai accorti. Prima non ci avevano mai fatto caso. Nemmeno Dio. (...)
Naturalmente penserete che la minaccia di punire Adamo e Eva per aver disubbidito non fu ovviamente eseguita, dal momento che non avevano creato se stessi, né la loro natura né i loro impulsi né le loro debolezze, e dunque non erano giustamente soggetti al comando di alcuno, né responsabili verso alcuno dei propri atti. Vi sorprenderà sapere che la minaccia fu eseguita. Adamo e Eva furono puniti, e quel crimine trova difensori ancora oggi. La sentenza di morte fu eseguita. Come vedete, l'unica persona responsabile per il delitto della coppia la fece franca e non solo la fece franca ma divenne il boia degli innocenti. (...)
Molto bene, Dio cacciò Adamo e Eva dal Giardino, e alfine li assassinò. Tutto per aver disubbidito a un comando che non aveva diritto di pronunziare. Ma non si fermò qui, come vedrete. Egli ha un codice morale per sé e uno completamente diverso per i suoi figli. Ai suoi figli chiede di trattare giustamente e benevolmente i peccatori, e di perdonarli settanta e sette volte; mentre egli non tratta giustamente né benevolmente nessuno, e non perdonò a quella prima coppia di giovanetti ignoranti e sprovveduti il loro primo piccolo peccato dicendo: «per questa volta potete andare, vi do un'altra possibilità». Al contrario! Egli elesse di punire i loro figli di tutte le epoche fino alla fine del tempo per un peccato insignificante commesso da altri prima che fossero nati. La punizione è ancora in atto. In forme attenuate? No, in forme atroci.




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23 aprile 2010

* amo il mio secolo perverso

Tanti sforzi per contrattare il prezzo di anelli e bracciali dai vucumpra, e poi arrivano loro a rovinare la poesia.




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19 aprile 2010

* cause they are many

Ho sempre pensato che prima o poi la massa di concorrenti tv che si riproducono continuamente dovesse finire, eppure il fondo non arriva.




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11 aprile 2010

* elogio della mano sinistra

Nell'impossibilità a tempo indeterminato di usare la mano destra ho deciso di far l'elogio alla sinistra, che darwinianamente ha già imparato a tagliare il pane, battere a macchina da sola nonchè dimenarsi con la carta igienica e le forchette.

Attività che ho scoperto essere già preferenzialmente mancine: fumare, fare gestacci, bere. Insomma potenzialmente certi vizi vengono dal mio lato mancino dell’essere, e anche questo potrebbe avere una valenza darwiniana, nel senso che le dinamiche dell’adattamento vorrebbero far sopravvivere un certo mio lato dell’essere che privilegia bere vino e accendere una sigaretta, tuttavia non contemporaneamente. In effetti una delle più amare scoperte del mancinismo solitario è l’unicità di ogni attività, per esempio non posso far gestacci mentre taglio il pane, e per scrivere un post devo battere una lettera per volta. Mi sembra di aver finalmente carpito cosa intendeva Kundera quando in quel romanzo ripeteva che ogni evento della vita è unico e non possiamo per questo sapere qual è la scelta migliore di fronte ad esso. In effetti non riesco a decidere mentre scrivo se sia il caso o meno di accendere una sigaretta ora, e interrompere il flusso, evento paragonabile a quando Tomas si trova alla porta Teresa e sconsideratamente decide di farla entrare nella sua vita perdendo tutti i privilegi del viveur. Teresa è il mancinismo solitario dell’essere che non ammette più contemporaneità. Dunque, con qualche forzatura di sillogismo, il mancinismo solitario è pesante, e non dovrei elogiarlo, lo faccio solo per darwinismo auto-inculcatomi, neanche poi fossi darwinista! Figuriamoci, adoro la leggerezza della mano destra!

Attività che ho scoperto essere esclusivamente destre: scrivere su carta. Lo so, ormai dovrebbe essere passata in desuetudine la moda del taccuino e del foglio di carta, ma quando ho iniziato a scrivere per il gusto di farlo erano gli anni Novanta e avevo un’agenda rossa (che a confronto di quella famosa era completamente ignota e innocua, eppure mi fu rubata dal mio amico C. che ha sempre adorato l’arte di farsi i cazzi miei con l’estorsione – ahi! il destino delle agende rosse oggi me le fa preferire scure!). (Piccola nota per C. : si, lo so già che mi stai dando dell’esagerata, in phondo la nostra amicizia negli anni Novanta si basava sull’equilibrio della mutua estorsione, tu mi rubavi I fiori del male e Lo scherzo, e io Cime tempestose e il Notre-Dame; e tu una volta riuscisti addirittura con destrezza – altro richiamo alla destrezza dell’essere – a sfilarmi un libro di Nietzsche da sotto il naso per prestarlo a una tua fiamma che per giunta e per sua fortuna non ci avrebbe capito un cazzo. Tuttavia la mutua estorsione non mi sembra paragonabile a rubare un’agenda rossa, tanto più che tu non hai mai scritto, e cosa avrei dovuto rubarti io per risarcirmi, i soldi dalle tasche? A memoria, non mi pare d’averlo fatto, dunque ti basti sapere che come risarcimento terrò il bottino dei Novanta). Tornando alla leggerezza della mano destra, devo dire che negli anni mi ha dato le migliori soddisfazioni, come quella di toccare qualche tela di nascosto, o imparare ad usare le bacchette dal cinese, o far suonare comunque la chitarra nei falò anche in quei momenti in cui la sinistra stava prendendo l’accordo sbagliato, o semplicemente in un accarezzarsi, toccarsi, nello scrivere versetti d’amore e guerra, in un saluto alla stazione, nel voltare le pagine di un diario beat, nel firmare una petizione. Insomma la mano destra è tutto quello che associo in qualche modo non alla virtù, ma alla libertà, e i vizi senza la libertà mi sembrano così vuoti. Voglio dire, potrei anche rubare un libro a qualcuno ma a che mi servirebbe se non posso sottolinearlo, scriverci sopra, e tutte quelle cazzate che mi piace fare per farlo invecchiare? O potrei anche accendere una sigaretta, ma diventerebbe prioritaria come un cancro. In effetti quella che ho acceso adesso fa schifo. (pausa)

Attività ambidestre: qualunque attività, pure il tennis. Sono le mie preferite, uniscono vizio e libertà, possono essere pesanti e leggere a piacimento, e contemporanee. Tomas potrà anche continuare a dormire con Teresa, ma se vuole potrà andarsene, restare, cambiare idea, essere fedele o no. Esempi di attività ambidestra: mantenere il pane con la sinistra e tagliare con la destra (non sottovalutare); porgere i soldi con la destra e prendere l’acquisto con la sinistra, o viceversa, insomma gran velocità; prendere qualcuno alle spalle con le due mani sugli occhi; molestare un bambino usufruendo di entrambe le mani (ah no, questa non mi riguarda!).




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31 marzo 2010

* zero con la virgola

Una delle candidate radicali si chiede perchè quello radicale è un partito dello zero virgola per cento, vorrei abbozzare stralci della mia opinione personale, perciò le risponderò qui.

Quando posso sostengo i radicali col voto, però posso dirti comunque dove secondo me si sbaglia (nel vendersi agli italiani). Pannella è ormai un leader vecchio che parla un linguaggio (quando è comprensibile) troppo infarcito di ‘’luoghi comuni radicali’’, persino il simbolo della coperta gialla sempre in spalla a Emma Bonino diventa un luogo comune, e posso immaginare quanto infastidisca la casalinga di Voghera e il disoccupato di Gioia Tauro. So che questo non piacerà ai radicali, ma la leadership è dannatamente vecchia, troppo spesso quando si pensa ai radicali si casca nelle libere associazioni, Pannella-sciopero della fame (‘’ma se l’ho visto magnà un piatto di bucatini sulla Merulana’’), etcetera. La lotta per i diritti civili non si coniuga con nessuna collettivizzazione di interessi, quest’apertura non c’è mai stata e credo che aumenti il senso di esclusione di maggioranze e pure minoranze – votare il Partito Radicale è anzitutto una scelta individuale. Il radicale potrebbe essere ovunque e in nessun luogo, una specie ormai in estinzione, con una forte coscienza individuale – ma questo non è un paese per le coscienze individuali o libertarie, questo è il paese dove persino grillo collettivizza gli interessi di chi non ha interessi. Io credo che sarebbe necessario un ripensamento dei radicali, un’apertura al socialismo del welfare, coniugare la libertà dell’individuo con la distribuzione della libertà, farne un interesse di tutti.
Allargare i discorsi/temi. Un esempio per tutti è quello che io chiamo ‘’il discorso della pillola’’ – non si può costruire un partito-movimento da una pillola, io sono a favore dell’aborto ma non mi sveglio la mattina facendo la conta degli obiettori di coscienza italiani, più che altro mi alzo dal letto con la preoccupazione del domani e il fastidio per quello che non va intorno a me. E quando mi incazzo di rado è per una pillola, semmai è davanti a un bus che non passa, davanti a un immigrato che viene insultato, davanti alla vista di una mensa ospedaliera controllata da un camorrista, davanti a una donna disperata per il figlio che studia fuori e non riesce più a mantenere, e persino davanti a un farmacista che non mi vende l'aulin (obiettori anti-mescalina). E’ vero, mi prende un certo fastidio quando sento parlare di preti pedofili, ma è lo stesso fastidio che mi brucia quando vedo ancora passeggiare a piede libero per le strade il mio vecchio vicino di casa pedofilo. In un certo senso è tutto questo che spiega in parte lo zero virgola per cento, e perché se non si apre ne resterà solo un movimento di piccole battaglie. Insomma, avremo la pillola ma con lo zero.




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30 marzo 2010

* love will tears us apart, again

Da quando mi hanno rubato l'amore vivo un conflitto col mio animo hippie.

Che poi, perchè mai il popolo dell'amore usa saponette anti-immigrati? C’è da dire che la distribuzione è gratuita, e che il punto di vista giusto è amore per l’igiene, non odio per lo sporco (immigrato).

L’amore si è diffuso specialmente in zone rurali quali la ridente Casal di Principe, dove circa l’80% dei cittadini sono espressione d’un amore puro, e il restante 19% è messa in scena dell’odio.

L’amore è sceso in Calabria, e salito fino in Piemonte con l’aiuto degli anticonformisti dell’amore, i grillini, le pecore nere di famiglia che tornano sempre a casa a chieder perdono al padre, tutta scena il loro odio per attrarre l’attenzione da una famiglia distratta. Ora Papà li ha perdonati.

L’amore ha preso le strane sembianze di un Carroccio, può sembrare atipico agli occhi di chi l’ha sempre visto raffigurato in pose più pacate (arcobaleni, baci o – per giunta – un dannato fiore nei capelli), ma questi son rimasugli reazionari di chi ancora non ha compreso l’evoluzione dell’amore, e la prima legge dell’amore: l’amore è darwiniano. Procede per adattamenti, e scarta quello che non è vantaggioso. I Beatles cantavano, tutto ciò di cui hai bisogno è l’amore, ma forse loro avevano in mente quello creazionista. Altrimenti è colpa di un bad trip.
Del resto anche una brutta dose di Polverini può causare un bad trip.




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9 marzo 2010

* postsciptum sul post precedente

Mi si chiede quale morale, se c'è mai stata una morale, insomma penso che dietro la parola morale si nasconda la parola soluzione (a saperla!). Sarà che a me la contro-proposta proprio non piace, e con contro-proposta mi riferisco ai restauratori del vecchio ordine. Sarà che ho sempre sognato un mondo dove si lotta per la giustizia sociale, non in nome della Giustizia. Sarà che anche se non mi piace Berlusconi, non riesce a piacermi nemmeno Di Pietro. Sarà che sono un incontentabile idiota che non sa niente di morale e soluzioni. Ma ho sempre sognato una sinistra progressista, aperta, propositiva, positiva, che scrive la storia e non se la fa scrivere da altri. Mi piacerebbe se uscisse dall'oblio, e riscrivesse le tracce di questo paese. Anche perchè se ci fosse una sinistra così non ci sarebbe storia alle elezioni. It's a dream, isn't it?




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8 marzo 2010

* scavare in vecchie interviste a de andrè è vintage?

Quello che sta succedendo in Italia, incriminazione sia dei vertici della politica, sia dei vertici dell’industria, che cosa ti ispira? Farai una canzone su Tangentopoli?
Non credo proprio, anche perché non mi va di accoltellare i cadaveri. Non mi piace infierire.

Qual è la tua opinione su ciò che sta accadendo?
È un grande repulisti che ci fa soltanto bene. Il problema è di duplice natura: a forza di vedere la gente che entra ed esce dalla galera può accadere che non ci si faccia più caso, andare in galera diventerà probabilmente, nella memoria, collettiva, un fatto normale. In secondo luogo, il fatto di mettere in galera queste persone che hanno commesso crimini non è che ricostituisca una morale, è semplicemente un deterrente. Una morale la si ricostruisce in un centinaio di anni. Ormai c’è una nuova morale che si fonda su valori perversi: l’arricchimento immediato, il non guardare in faccia a nessuno pur di accumulare capitali. (...)
Mi pare che adesso stiano semplicemente facendo ricerche su persone che hanno avuto a che fare con gli appalti pubblici, ma se dovessero andare a scavare, io credo che il 50-60 per cento degli italiani abbia commesso reati di questo tipo, cioè si è arricchita indebitamente. Le regole che pensavamo fossero alla base del vivere civile sono saltate, per ricostituirle ci vorrà probabilmente un periodo molto lungo. E con la nuova crisi economica rispunterà la povertà e attraverso la povertà forse si riscopriranno i valori della solidarietà.

Però bisogna riconoscere che quello che ha fatto un giudice in un anno non è stato ottenuto con decenni di opposizione politica e questo ridà fiducia a un potere dello stato.
Il problema è che questo mutamento non è venuto da un largo movimento di massa ma da un potere dello stato. I giudici sono semplicemente delegati a usare questo potere deterrente che non ricostituisce la morale. Il giudice è un tecnico pagato dallo stato che applica il codice, fatto dai vertici dello stato, per comminare una pena. Il compito della sinistra dovrebbe essere quello di ricostruire una morale. (…)




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25 febbraio 2010

* della pruderie e di altre stronzate

E’ da tempo immemore che medito di scrivere una cosa del genere, ‘’S’io fossi la moglie di Marco Travaglio’’, tentativo che attesta a pieno titolo quanto sia malata la mia immaginazione, è che in certi casi il non-essere risolleva dall’essere, ovvero non oso ipotizzare una situazione meno felice di quella di ritrovarmi in casa a sera un isterico che mi solleva questioni morali anche per una fila saltata alle poste (e io sono una di quelle che ama la parola ‘portoghese’ quando si tratta di lunghe file, una di quelle italiane non atipiche che nei musei all’estero fingendo di chiacchierare distratta al telefono salta almeno una dozzina di persone alla volta). Oltremodo, c’è quel suo sorrisino. Un sorrisino che vorrebbe pure pretendere di essere simpatico, e guai a non assecondarlo, finiremmo per litigare sul concetto di sarcasmo, inizierei a pregarlo ‘’ti prego almeno per una sera posa quella dannata agendina, smettila di predicare, e guardiamo un film di Allen’’. Non sto qui sindacando sul suo sorrisino in particolare, in phondo ognuno è libero di sorridere come gli pare, ma su tutti quelli che si tira dietro come un meccanismo automatico, tutti dello stesso genere Harmony, ovvero la ripetizione di una trama infinita ed evergreen, la certezza che prima o poi la storia avrà un lieto fine nonostante gli ostacoli disseminati sul cammino, generalmente incarnati da Silvio Berlusconi. Il travaglismo non ha altri interessi, forse sa, ma in certi casi finge di non sapere, che esistono altri mondi, che a Teheran (tanto per dirne una che mi piace tenere a mente) gli studenti rischiano la morte nelle piazze per denunciare i brogli elettorali – lo spazio d’interesse varia dalla ‘’maledizione della par conditio, dovuta alla maledizione Berlusconi’’ al lettone di Putin, fino alle piccole beghe paesane coi giornalisti della ‘destra’ ufficiale, come se lui fosse immune dalla destra non ufficiale, ma qui devo essere d’accordo con lui nel constatare di quanta noiosa confusione abbia creato la presenza e la dialettica (noi vs comunisti) di Berlusconi in questo paese.

Tuttavia, avendo scampato la temibile condition de l’etre moglie di cotanto personaggio, non mi sento di simulare l’impazzimento che ne sarebbe venuto fuori la sera che fu messa in dubbio la sua onorabilità, e via alla ricerca di carte, dimostrazioni d’innocenza, scontrini, e via dicendo, con la meticolezza di un killer seriale (o di una sarta del sud, se si preferisce), e la costanza di una zitella di vecchia data offesa nell’orgoglio. In phondo ho sempre pensato che Marco ha quello stile da pudica vittoriana, quella certa pedante permalosità tipicamente femminile, per dirlo in una sola parola, che ritrovavo sempre in certi romanzi inglesi che leggevo in gioventù, pruderie. Pruderie è una parola che raccoglie un mondo di significati, dizi.it la traduce in pudore morale, perbenismo, moralismo; Hoepli parla addirittura di castigatezza affettata, moralismo esteriore e formale; Wordreference la definisce ‘’manifestazione di eccessivo pudore, moralismo esagerato e ridicolo’’; Stendhal dice ‘’la pruderie è una specie di avarizia, la peggiore di tutte’’. E la pruderie mi ha sempre fatto sorridere, non quel sorriso a mezza bocca che se ne tira dietro a iosa (quello che sottende, noialtri sorridenti condividiamo un segreto-verità che voi ignorate), in genere il mio sorriso amaro nei confronti della pruderie è sempre stato tristemente singolare, non ha mai attratto chissà quali proseliti.

Questa lunga inutile premessa per dire che la lettera di Santoro in risposta a un Travaglio sconvolto, colpito nell’onore, capriccioso, sembra quasi quella di un marito annoiato allo stremo della sopportazione, che tenta di giustificare il fatto di non essere intervenuto a difendere l’onorabilità dell’avvizzita compagna che reclama più attenzione. Insomma, meraviglioso momento di sorriso amaro Vs pruderie.


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21 febbraio 2010

* ma un bel giorno cambierà

So che ormai non dovrebbe più scandalizzarmi il modo in cui funzionano certe camorre televisive in questo paese, in phondo pulluliamo così tanto di camorre che la reazione più istintiva è al meglio l’annichilimento, al peggio l’indifferenza. Ma da qualche anno si aggira lo spettro di un nuovo prodotto televisivo, meglio conosciuto come il tele votante, che deve essere mediamente un ragazzetto o una ragazzetta (ma non posso neanche escludere che dietro di lui in realtà si nasconda mio nonno) senza nient’altro da fare che sfogare le proprie aspirazioni frustrate sull’illusione di prendere l’importante decisione di far nascere e morire personaggi senza importanza. Come vive un tele votante?come fa ad emigrare con tanta costanza da una trasmissione all’altra?si rende conto di buttare i soldi?o è preso dalla frenesia del fumatore che una volta iniziato non può più smettere? E’ un fumatore aficionado, insomma non cambia mai pacchetto di sigarette? Se gli offri una Marlboro, lui che è ormai abituato alle Merit, te la spezza con la superiorità del perdente che si sente vincente? Forse è uno scommettitore strano, che non vince un cazzo, ma non riesce a liberarsi della goduria di vincere per procura, di godere a distanza. E’ come un elettore del PD da primarie, paga e arrivederci.
Tutto questo per dire, Sanremo l’ha vinto un altro prodotto di questa schiera di ragazzetti (o mio nonno?) viziati che hanno subito il fascino di uno che non sa neanche che cavolo sia fare musica (sulla questione, chi è a subire il fascino di Valerio Scanu, non saprei proprio da dove iniziare, ci deve essere stato un momento storico preciso in cui il fascino è stato redistribuito da Berlusconi, e io chissà dove cazzo ero). Ma ormai Sanremo è uno scandalo che accettiamo e sopportiamo tutti gli anni, come quei venerdì di febbraio e marzo dove ti trovi a incontrare persone che ti dicono ‘’ma guarda che oggi non si mangia carne’’ (ma come, ieri sera hai preso a calci un barbone e ora vieni a dire a me che non si mangia carne?!). Ecco il punto in cui dovrebbe sorgere l’indifferenza, ma son due anni di seguito che si propone lo stesso disegno divino, e alle volte capita pure di sentirsi presi per il culo e d’incazzarsi. Luigi Tenco ha sbagliato ad uccidersi per questa baraonda, non ne valeva la pena (anche se io credo che il motivo del suicidio di Tenco è in Vedrai vedrai) – e bisogna pure capire tutti quei cantautori sottopagati (quelli veri, che al posto di mandare il cd con la stessa cantilena a Sanremo si caricano gli strumenti addosso e girano nei locali di provincia) che si rifiutano di mischiarsi a questi personaggi da televoto. Chi non è d’accordo coi disegni divini deve soccombere alla logica della televisione, ovvero anche se tu non sai da dove cazzo viene Valerio Scanu, sappi che ha vinto, la sua è la migliore litania dell’anno, concepita e inscatolata apposta per vincere al televoto.
La chiameranno democrazia del televoto, il volere del pubblico sovrano. E sarebbe una democrazia quella dove gli unici istruiti a tele votare si sono allenati per anni nei programmi televisivi di canale 5? E’ come mettere un nero in una gara di bellezza e avere una giuria di nere puriste della razza.
Insomma, un paese nelle mani di chi chiama artista un tizio che una mattina si alza e decide che vuol fare il cantante pop, e siccome c’è la televisione e una donna trova che abbia una faccia abbastanza carina e una storia abbastanza struggente da farci sopra i soldi, ci riesce. ‘’Musicisti’’ senza talento e inventiva, il gioco è servito, prendiamo per i fondelli gli italiani, in phondo abbiamo degli ottimi esempi nei piani alti. E fanculo però, ci state distruggendo!




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10 febbraio 2010

*

Senza saperne niente, ho trovato cinque followers sull'email google. La rete sopravvaluta la mia capacità di produrre opinioni.




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27 gennaio 2010

*

 Tributo a Bukowski in un giorno qualunque.




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12 gennaio 2010

* Cahiers du cinéma - meno un altro




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20 dicembre 2009

*

 E adesso arrestatela!




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24 settembre 2009

* just a pic

4 settembre 2009

* latitare o non latitare

Devo dire che la dicitura del blog, ''E andammo a comprare le sigarette per sfuggire al ventennio secondo'', è andata ben oltre le mie migliori (e maleauguranti) aspettative. E' vero, questo simil-ventennio è soporifero, diffonde apatia e disinteresse da spiaggia, tantopiù che è ancora e irrimediabilmente estate, e verrebbe proprio voglia di uscire e andare a comprare le sigarette, ma capita quella giornata di afa stretta e degenerante in cui anche il distibutore di sigarette si ribella e diventa un apatico, ti chiede la tessera sanitaria, e per chi non la porta dietro o l'ha tragicamente persa è l'inizio di un dramma di ferragosto, quando tutto è chiuso e non resta che prendersela con qualche ingegnere dell'automazione salutista (che poi a che servirà inserire proprio la tessera sanitaria?a risalire in futuro alle colpe delle malattie?). Verrebbe proprio voglia di sfuggire al ventennio secondo, tantopiù che è quasi peggiore del primo, che almeno aveva la palle di non farsi chiamare democrazia, e si sa quanto siamo sensibili alle parole, il primo passo per ammettere uno sbaglio è sapere di cosa diavolo stiamo parlando. Almeno ci fossimo meritati di entrare nel progetto di esportazione democratica di W. Bush, che - ricordiamo con saudade - consisteva in un primo periodo di bombardamenti a tappeto per poi difendere con denti e carroarmati la gloriosa neonata spontanea democrazia, forse così a casaccio qualche bersaglio di quelli da eliminare le bombe lo avrebbero colpito (ma qui siamo nel campo della fortuna e del caso, e si sa che la fortuna va dove sono i già fortunati, e che il caso spesso è manovrato, pure quello divino perdio!). Non starò qui a dire di che diavolo si tratta questo ''nuovo ventennio'', e spero di non dover aspettare che ledano i diritti umani prima di poterlo definire con parole già esistenti, so che meritiamo qualcosa di diverso e quando il fondatore de l'Unità diceva ''Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.'', c'era il primo ventennio, e a nessuno veniva chiesta la tessera sanitaria per comprare le sigarette, e i giornalisti erano costretti alle dimissioni, e i giornali minacciati, e...se solo ce ne fossimo accorti prima di trovare le parole per dirlo!




permalink | inviato da desaparecida il 4/9/2009 alle 18:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (11) | Versione per la stampa
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